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In Tigray una strage silenziosa: dall’Etiopia espulsi 7 funzionari Onu

Accusati di ingerenza, il governo di Addis Abeba li ha dichiarati "persone non grate", intanto nel Paese africano scorre un fiume di sangue

Un bambino di un anno viene curato per malnutrizione in un centro sanitario nella regione del Tigray, nel nord dell'Etiopia. (© UNICEF/Mulugeta Ayene)

Compito dei funzionari delle Nazioni Unite è quello di aiutare e, invece, 7 operatori umanitari sono stati cacciati dall’Etiopia con l’accusa di “ingerenza negli affari interni dello stato”. Cinque membri e un caposquadra dell’Ocha, insieme ad un rappresentante dell’Unicef, sono stati dichiarati “persone non grate dal governo di Addis Abeba e hanno 72 ore di tempo per abbandonare il territorio. Lo ha comunicato con un tweet il Ministero degli Esteri etiope. Antonio Guterres, Segretario generale dell’Onu si è detto “scioccato”. Michelle Bachelet, Alto Commissario Onu per i diritti umani, ha respinto le accuse. Da Ginevra, l’Ocha si aspetta che la decisione venga “rivista o modificata“, mentre per l’Unicef è “deplorevole“. Gli Stati Uniti, intanto, annunciano l’imposizione di sanzioni.

L’espulsione arriva proprio mentre cresceva la pressione sul governo per il blocco di cibo, medicine, acqua e forniture igienico-sanitarie nella regione settentrionale del Paese, dove da 11 mesi, il Fronte di Liberazione Popolare del Tigray combatte con le truppe di Addis Abeba per rivendicare l’indipendenza dal resto dell’Etiopia.

Scorre un fiume di sangue nel Paese africano. I diritti umani vengono violati. Stupri e saccheggi contro i civili sono all’ordine del giorno. E il protagonista di questo macabro scenario è un Premio Nobel per la Pace, Abiy Ahmed.

In Etiopia è in corso una delle peggiori carestie provocate dall’uomo. La malnutrizione acuta tra i bambini sotto i cinque anni è di circa il 18% e ha superato addirittura la soglia di emergenza globale del 15%. 400.000 persone potrebbero morire di fame. Ma i problemi legati al cibo rischiano di peggiorare a causa delle locuste del deserto.

Lo spietato conflitto prefigura una catastrofe umanitaria. Era stato proprio il Segretario dell’Ocha, Martin Griffiths, che all’Associated Press, qualche giorno fa, aveva definito la situazione del Tigray “una macchia sulla nostra coscienza” e senza giri di parole aveva accusato le politiche del governo etiope. La gravissima mossa di Addis Abeba, dunque, non è altro che un modo per silenziare il dissenso dell’organizzazione internazionale.

 

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