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Della Vedova all’Onu spinge i diritti LBGTQ+ e replica su tensioni Russia-Italia

Dopo gli incontri alle Nazioni Unite, il sottosegretario agli Esteri informa i giornalisti sulle posizioni del governo Draghi e risponde alle domande della Voce

Il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova durante la conferenza stampa alla Missione d'Italia all'ONU tra l'ambasciatore Maurizio Massari (a sin.) e il Capo della Segreteria del Sottosegretario, Giovanni Davoli (Foto VNY)

"Se forse in passato qualche dubbio poteva esserci, ora non ci sono su dove stia la linea del governo italiano con Draghi: l'Italia sta con l’Europa, con l’Alleanza Atlantica, con gli USA"

Lunedì e martedì, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova è stato impegnato su più fronti al Palazzo di Vetro e, quasi al termine della sua visita, ha incontrato i giornalisti nella sede della missione d’Italia alle Nazioni Unite guidata dall’Ambasciatore Maurizio Massari per fare il punto della politica estera italiana nello scacchiere dell’ONU. Soprattutto i diritti umani sembrano restare al centro dell’agenda dell’esponente del governo di Mario Draghi, come quando incontrando lunedì Virginia Gamba, la Rappresentante Speciale del Segretario Generale per i bambini coinvolti in conflitti armati, ha parlato di matrimoni forzati, mutilazioni genitali femminili e altri abusi come i bambini costretti a indossare la divisa di soldati. “Il tema dell’età resta centrale, ci sono paesi dove a 12 anni si è considerati adulti e questo rende difficile impedire il reclutamento forzato in truppe regolari o nel caso delle ragazze che subiscano matrimoni forzati o sfruttamento di altra natura”, ha detto Della Vedova.

La situazione e protezione delle donne e delle bambine in Afghanistan resta per il governo italiano una priorità: “C’è una difficoltà a reperire dati affidabili al momento”. Con Gamba, Della Vedova ha affrontato anche il tema della Libia sulle persone che vivono o transitano (migranti e rifugiati) “e la possibilità di mettere in campo con le università italiane un lavoro per costituire una base di dati affidabili e necessario per l’implementazioni di politiche a difesa dei diritti dei minori”.

Con i co-chair del Gruppo Onu per i diritti delle persone LGBTQ+, Della Vedova ha parlato della possibilità di istituire anche nella sede ONU di New York una figura analoga a quella che già esiste a Ginevra e ha ricordato, come aveva fatto con l’assistente segretario generale per i diritti umani Ilze Brands Kheris, le motivazioni del ministro Luigi Di Maio per la sua recente nomina dell’ambasciatore Fabrizio Petri come primo inviato speciale della Farnesina sui diritti LGBQT+.

Alla fine della conferenza stampa, abbiamo posto delle domande a Della Vedova (che ha la delega sugli italiani nel mondo, intervista che vedrete in un altro articolo), ma abbiamo ripreso anche questo tema sulla discriminazione chiedendo di più sulle aspettative italiane e che anche nella sede ONU di New York si prenda più di petto la questione, nonostante molti paesi nel mondo siano contrari sulla discussione del tema.

Della Vedova ci ha risposto: “Con i paesi del Gruppo ONU per i diritti delle persone LGBTQ+ abbiamo parlato della decisione del ministro di Maio sull’inviato speciale Petri, che fa fare un salto importante di qualità per quanto riguarda la politica internazionale italiana sul tema. In questo ambito abbiamo discusso su come aumentare in modo visibile l’attenzione al tema nell’ambito delle Nazioni Unite. A Ginevra si fa molto, ma bisogna replicare questa attenzione a New York”.

Cioè parlare non solo di parità di genere uomo-donna, ma bisogna discutere di più di parità in tutti i sensi? “Il principio basilare è quello della non discriminazione” ci ha risposto Della Vedova, “in base all’identità di genere e all’orientamento sessuale”. A Della Vedova, esponente di +Europa proveniente dalla cultura dei Radicali di Marco Pannella e Emma Bonino che all’ONU  imbastirono battaglie politiche (Tribunale Internazionale, Pena di Morte, FGM…) inizialmente ritenute da molti impossibili, utopistiche, abbiamo domandato se sul tema LGBTQ+ veda una replica del successo di quelle lotte per i diritti umani. “Io credo che sia importante capire che ancora oggi la direzione non è univoca. Ci sono molti posti nel mondo, ahimé anche nell’UE, in cui il principio di non discriminazione e di totale cittadinanza per tutte le persone quali che siano le loro scelte sessuali non è univoco e in alcuni casi si fanno passi indietro. È un’iniziativa che va rafforzata. Sia in Europa, che fuori”.

Della Vedova ha anche spiegato come l’Italia abbia rinunciato a una ricandidatura al Consiglio dei Diritti Umani per facilitare “il rientro degli Stati Uniti” alle ultime elezioni.

Della Vedova ha parlato della base Onu di Brindisi con Atul Khare, il sottosegretario generale alle operazioni logistiche, con particolare attenzione all’impatto ambientale delle operazioni di pace. Nel colloquio con la Vice Segretario Generale Amina Mohammed, Della Vedova ha ribadito la volontà italiana a subentrare all’Indonesia con una propria fregata negli assetti navali di UNIFIL, la forza di pace nel Libano Meridionale che l’Italia già guida contribuendo con oltre mille caschi blu.

La Mohammed a sua volta ha apprezzato la leadership esercitata dall’Italia sia durante il G20 di Roma che per la CoP26 di Glasgow. L’Italia intanto si è impegnata a replicare l’evento Youth4Climate, che si svolgerà ancora una volta in Italia in preparazione della prossima CoP organizzata dall’Egitto.

Quando sono arrivate le domande dei giornalisti, si è passati subito alla situazione in Libia: a poche settimane dalle elezioni del 24 dicembre, proprio martedì son arrivate le dimissioni dell’inviato delle Nazioni Unite Jan Kubis. Che impatto avranno? Per Della Vedova le dimissioni di Kubis, “erano previste, il suo mandato sarebbe scaduto comunque a gennaio e non cambierà niente nell’impegno delle Nazioni Unite, che noi affianchiamo, di supporto al processo elettorale”, ha ribadito il Sottosegretario, che però ha fatto trasparire diverse preoccupazione sulla Libia: “Il risultato positivo non è acquisito. Non è sufficiente aver indetto le elezioni per essere certi che sia un passaggio verso la stabilizzazione”.

Quanto alla Bielorussia e alla crisi dei migranti siriani spinti poi verso la Polonia, Della Vedova ha parlato di una “operazione cinica di utilizzo di persone che provengono da teatri di conflitto o post conflitto come Siria o Iraq come strumento diversivo e di pressione da parte del regime di Lukashenko. L’Europa e la Polonia non devono cadere in questa provocazione”, mentre è necessario essere consapevoli che “le politiche del muro e del filo spinato non vanno nell’interesse dell’Ue”.

Anche noi abbiamo posto domande sulla Bielorussia, collegandola alla politica italiana in Libia: non si sente la diplomazia italiana in imbarazzo a tirare le orecchie alla Bielorussia e anche alla Polonia per alzare i muri, quando Roma ha fornito le vedette e l’addestramento ai libici per catturare e respingere i migranti – o meglio i rifugiati – che cercavano di raggiungere l’Italia? Della Vedova ha ammesso che ci sono state politiche in passato sui respingimenti che lui non condivide, ma ha poi replicato “che le questioni sono diverse”. Per Della Vedova “l’Italia ha titolo di parlare perché in questi giorni lo sbarco dei migranti è costante, sono migliaia e alle persone che vengono accolte nelle strutture si consente di fare richiesta di asilo. Non c’è nessuno senza peccato. Si può discutere anche dell’accordo dell’Europa con Erdogan, ma questo con la Bielorussia è un episodio specifico, una crisi che riguarda poche migliaia di persone e che va affrontata in modo diverso. È un attacco politico che viene mosso utilizzando i migranti”.

Vladimir Putin e Mario Draghi

A Della Vedova abbiamo chiesto anche dei rapporti Italia-Russia, dopo che Marija Zacharova, portavoce del ministro degli Esteri Lavrov, ha attaccato pesantemente il direttore di “Repubblica” Maurizio Molinari per un suo editoriale, mentre il presidente della Commissione Esteri del Senato, Vito Petrocelli del M5S, con un tweet dava poi ragione al Cremlino. Un recente colloquio Draghi-Putin avrà gettato acqua sul fuoco, ma La Voce di New York ha chiesto a Della Vedova: la politica estera italiana nei confronti della Russia qual è? Da qui appare molto confusa.

“La mia posizione personale è radicalmente opposta a quella del presidente della Commissione Esteri del Senato. La nota della portavoce del ministero degli Esteri russo è totalmente irrituale e oltre qualsiasi bon ton diplomatico. Sono sicuro che se l’intento fosse stato quello di intimidire il direttore Maurizio Molinari, che ha la mia solidarietà, l’effetto ottenuto casomai sarà opposto. Non credo che noi abbiamo mai immaginato di usare questo tipo di linguaggio e questa tipologia di intervento ufficiale nei confronti di un giornale. Questa fotografia contribuisce alla fotografia del regime di Putin e naturalmente per quello che riguarda l’Italia c’è una politica europea nei confronti della Russia: noi seguiamo quella. L’abbiamo seguita e continuiamo a seguirla anche per quanto riguarda il rinnovo delle sanzioni. Io stesso sono stato a Kiev ad agosto per la Crimea Platform, in cui è stato ribadito il diritto dell’Ucraina all’integrità territoriale e l’illegalità dell’occupazione della Crimea e io ci sono andato di persona. Se forse in passato qualche dubbio poteva esserci, ora non ci sono su dove stia la linea del governo italiano con Draghi: l’Italia sta con l’Europa, con l’Alleanza Atlantica, con gli USA. Evidentemente, come il presidente Draghi ha avuto modo di spiegare, questo non significa chiudere i contatti con la Russia, che resta un partner per le questioni energetiche ad esempio in questi giorni, dove siamo riusciti a riempire la capacità di stoccaggio del gas. Resta aperta la vicenda Nord 2, che deciderà il prossimo governo tedesco; c’è la vicenda libica, dove ormai la Russia è un attore imprescindibile per qualsiasi processo di stabilizzazione e di rilancio di una politica istituzionale. Quindi il giudizio su Putin non credo sia equivoco: la necessità di mantenere un dialogo lo abbiamo visto nel G20, con l’appuntamento da remoto straordinario sull’Afghanistan, gli stessi Stati Uniti che hanno meno interessi diretti dell’UE mantengono un livello di confronto”.

Della Vedova ha la delega agli Italiani nel mondo, La Voce di New York gli ha poi posto altre domande, raccogliendo dichiarazioni che pubblicheremo in un successivo articolo.

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