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Ripartiti a Vienna i colloqui USA e Iran sul nucleare, ma le posizioni sono distanti

Unione europea ottimista sulla trattativa, ma lo scetticismo di Israele incombe e trova una spalla sulle posizioni britanniche

Il presidente iraniano Ebrahim Raisi (C) arriva per una sessione del parlamento iraniano a Teheran, Iran, 16 novembre 2021. Raisi ha affermato che "le porte per la diplomazia sono aperte per i paesi vicini e occidentali ma per la diplomazia a doppio senso" in riferimento al Stati Uniti e Occidente sui colloqui sul nucleare. EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

Sono ripartiti lunedì a Vienna i negoziati con Teheran per salvare il programma nucleare iraniano del 2015 dopo l’uscita unilaterale voluta nel 2018 dall’allora presidente USA Donald Trump. Iran e Stati Uniti non si sono parlati direttamente e a mediare i colloqui sono stati europei, russi e cinesi. Ma l’aria che tira non è delle migliori.

La linea di Tehran è diventata più dura dopo l’elezione a presidente dell’ultraconservatore Ebrahim Raisi che ha il dente avvelenato con la Casa Bianca perché nemmeno Joe Biden ha revocato le sanzioni.

Per il viceministro degli esteri Ali Bagheri Kani “la strada sarà facile” solo se gli Stati Uniti si presenteranno ai colloqui con l’intenzione di revocare immediatamente le sanzioni. Mentre il ministero degli Esteri iraniano Amir Abdullahian ha preteso una “ammissione di colpevolezza” e una “garanzia” che nessun futuro presidente USA abbandonerà unilateralmente l’accordo.

E’ l’inviato speciale per l’Iran, Robert Malley, a rappresentare gli USA a Vienna. Malley ha rassicurato l’intenzione americana di essere pronta a prendere tutte le misure necessarie per tornare in regola, compresa la revoca delle sanzioni che hanno paralizzato l’economia iraniana. Ma Malley ha anche avvertito che la “finestra per i negoziati… non sarà aperta per sempre“. Dunque, il tempo stringe.

Più ottimista sulla trattativa è invece l’Unione europea che già nel 2015 era stata determinante per il raggiungimento del Jcpoa. Come ha detto l’Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera, Josep Borrell, l’Ue “farà di tutto per riportare l’accordo in carreggiata”.

Ma non tutti i paesi europei la pensano allo stesso modo. Il governo britannico di Boris Johnson dopo la Brexit si è avvicinato alla posizione di Israele che si scaglia con forza contro Tehran e rifiuta qualsiasi intesa sul programma nucleare. Per Tel Aviv, il grande obiettivo di Teheran è dominare la regione sotto un ombrello nucleare, finanziare e addestrare i nemici di Israele per distruggerlo. Il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha detto che “l’Iran non merita ricompense, nessun affare e nessun sollievo dalle sanzioni” e ha spronato gli alleati ad unirsi affinché le ambizioni del suo acerrimo nemico vengano fermate.

Teheran respinge le accuse di Tel Aviv, ma intanto l’Iran ha compiuto significativi progressi nel suo programma di arricchimento dell’uranio: un possibile percorso verso la costruzione di un ordigno nucleare.

 

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