Cerca

PeoplePeople

Commenti: Vai ai commenti

Intervista con Sabrina Papa, abilmente diversa, anche quando pilota un aereo!

“Tutti pensano che qualcosa è impossibile fino a quando non arriva un pazzo che non sa che è impossibile...e lo fa” (da "Chiudi gli occhi e vola")

"Il fatto che una persona abbia una disabilità non vuol dire che non sappia fare nulla o che faccia il parassita su questa terra: le cose si possono tranquillamente fare tutte o quasi, più o meno bene, basta solo trovare il metodo giusto.... Tutti i ciechi, in teoria, possono pilotare un aeroplano o fare altri sport o qualunque altra attività, ma in pratica poi è la passione e l'attitudine che ti fa fare meglio o peggio una cosa piuttosto che un'altra. Il campione paralimpico di sci nautico è cieco assoluto. Io non ci penso neanche a fare uno sport del genere, preferisco il pattinaggio..."

Abilità è una parola che ha molti significati. Per molti essere abile vuol dire essere bravo in qualcosa. Per altri significa saper svolgere un’attività, magari una professione. Secondo il dizionario abile vuol dire “che tiene bene in mano”. Magari quando si parla della cloche di un aereo. Chi può negarlo. Pilotare un aereo richiede un coraggio e una forza di volontà non indifferenti. Non è un caso se, spesso, nell’immaginario comune, il pilota ha sempre un qualcosa di speciale. Per pilotare un aereo, di abilità ce ne vuole. E tanta. Alzi la mano chi da bambino non ha sognato di saper pilotare un aereo. Quasi tutti poi, si arrendono davanti alle difficoltà. Per molti, questo sogno rimane un desiderio. Non per tutti, però.  

Sabrina Papa ai comandi

Buongiorno e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande. A tutti i bambini piacciono gli aeroplani. E molti di loro sognano di diventare piloti da grandi. Ci parli della sua passione per il volo…

“Anch’io, come tanti bambini, ho scoperto fin da piccola di avere questa passione. I miei vivono in Salento, non molto lontano dalla Scuola dell’Aeronautica Militare di Galatina (Lecce). Quando da ragazzina sentivo il rombo di un jet era per me una sensazione indescrivibile, qualcosa come le farfalle nello stomaco, un nodo in gola… (sensazioni che provo ancora oggi) e correvo in giardino o in terrazza trascinata da questo “suono celestiale”. Volevo andare lassù, volevo essere l’aereo”.

Una passione che l’ha portata a trasferirsi dalla sua città natale, Salice Salentino (Lecce), a Roma…

“A Roma mi sono dovuta trasferire per studiare e lavorare. Ho praticato diversi sport quali equitazione e arrampicata sportiva, ma, a parte i voli di linea, non ho mai potuto, fino a pochi anni fa, realizzare questo sogno, che io reputavo impossibile…”

Una città che lei continua a sorvolare pilotando un aereo…

“Diciamo che proprio sulla città non si può volare per ovvi motivi di sicurezza… Ad ogni modo la mia “base” è a Roma presso l’aeroporto dell’Urbe”.

Avere base in un aeroporto… A vederla pilotare un aereo nessuno crederebbe che lei è “diversamente abile”…

“Sono cieca assoluta dalla nascita a causa di una distrofia retinica, ma grazie alla passione mia e dei miei istruttori, alla loro professionalità e intelligenza, ho potuto realizzare questo sogno davvero impossibile”.

Eppure questo non le ha impedito di pilotare un aereo e con sorprendente abilità…

“Il fatto che una persona abbia una disabilità non vuol dire che non sappia fare nulla o che faccia il parassita su questa terra: le cose si possono tranquillamente fare tutte o quasi, più o meno bene, basta solo trovare il metodo giusto. Non tutti possiamo fare tutto e non allo stesso modo, questo perché per fortuna ognuno di noi è una persona unica. Tutti i ciechi, in teoria, possono pilotare un aeroplano o fare altri sport o qualunque altra attività, ma in pratica poi è la passione e l’attitudine che ti fa fare meglio o peggio una cosa piuttosto che un’altra. Il campione paralimpico di sci nautico è cieco assoluto. Io non ci penso neanche a fare uno sport del genere, preferisco il pattinaggio. Chissà se lui piloterebbe un aereo e come lo farebbe…

Pensiamo che non sia stato facile. Dall’apprendimento della teoria del volo al rapporto con i comandi e la strumentazione in volo. Quali sono state le difficoltà che ha dovuto superare?

“Dietro c’è tantissimo lavoro e dedizione sia da parte mia che dei miei istruttori. Una volta imparata la posizione dei comandi sul cruscotto, non è un problema poi trovarli e utilizzarli al momento opportuno. L’istruttore seduto alla mia destra mi comunica l’assetto dell’aereo mediante dei tocchi sul mio ginocchio, mentre a voce mi legge i valori degli strumenti: velocità, quota, direzione, ecc. Lui è i miei occhi, ma come si pilota un aereo devo saperlo io e devo saperlo fare bene. I miei istruttori sono seri, severi e non mi fanno sconto solo perché sono diversamente abile e di questo gli sono ancora più grata. Il mio istruttore di teoria ha trovato il modo di spiegarmi le cose in modo che io possa comprenderle bene come gli altri allievi. Invece, riguardo ai manuali il problema è enorme: le case editrici non mi forniscono la versione in digitale dei manuali e quindi sono costretta a pagare profumatamente dei centri specializzati che dal cartaceo mi digitalizzino i testi per poter studiare. E’ frustrante, ma siamo in Italia. In Francia, esiste un’associazione di allievi piloti ciechi, Les Mirauds Volants, che organizza stages di volo per soli ciechi e che mette a disposizione manuali in braille e mappe in rilievo, oltre ad uno strumento, Soundflyer, in grado di fornire molte informazioni fondamentali durante il volo”.

A vederla pilotare un aereo viene da pensare che forse è stata proprio la sua passione per il volo che le ha consentito di superare ostacoli che per molti altri sono impensabili. Realizzare i suoi sogni, ma al tempo stesso dimostrare a tutti (soprattutto ai più giovani) che molte volte è possibile superare la disabilità: basta fissarsi degli obiettivi, crederci ed essere pronti a lottare per raggiungerli.

“Sicuramente quando si vuole davvero qualcosa ci si impegna anima e corpo, ma molto dobbiamo anche alle persone che ci sono vicine e che si mettono loro per prime in gioco, credendoci, a volte più di noi, e impegnandosi con noi nella sfida di realizzare dei sogni solo apparentemente impossibili. A volte la loro gioia e soddisfazione supera la mia e questo mi commuove”.

Sabrina Papa

Cosa vorrebbe dire ai più giovani? Agli adolescenti diversamente abili, ma anche a tanti, tantissimi ragazzi e ragazze (tra virgolette) “normali”, che non  capiscono che essere diversamente abile non vuol dire essere handicappato. Vuol dire solo essere abile in modo diverso… Anzi a volte esserlo ancora di più… 

“La persona diversamente abile è, appunto, una persona abile, ma in modo diverso, cioè che riesce a fare le stesse cose (o quasi) che fanno gli altri, solo con metodi diversi e a volte tempistiche diverse, ma ottenendo alla fine gli stessi risultati. Bisogna credere sempre nei propri sogni, seguire a tutti i costi le proprie aspirazioni, impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi, non fermarsi mai al primo “no”, perché un “no” può diventare un “ni” e magari alla fine un “sì”. In ogni caso, mai aspettare che le occasioni piovano dal cielo, provare sempre a cercarle ed avere pazienza, perché quando è il momento giusto le cose accadono”.

La propria “abilità” diversa, Sabrina Papa la dimostra in tanti modi. Ma prima di tutto, nell’aver compreso che essere “diversamente abili” non significa essere “disabili”: vuol dire dover dimostrare in modo “diverso” la propria “abilità”. Una lezione che molti ragazzi, diversamente abili e non (e le loro famiglie), dovrebbero imparare sin da bambini. E rendersi conto che con la volontà è possibile realizzare il proprio sogno e superare qualsiasi barriera. Anche quella di pilotare un aereo.

A Sabrina Papa è stato dedicato un film, “Chiudi gli occhi e vola”: qui il trailer

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter