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Britney Spears in tribunale contro il padre guardiano: “Rivoglio la mia vita!”

Dalla gabbia dorata di Los Angeles, il grido di dolore della popstar americana: sostenuta dal movimento freeBritney rivela le vessazioni che subisce da anni

di Claudia Cosi

Britney Spears durante un concerto live a Toronto, il 15 Agosto 2011 (Jen, wikimedia.commons)

“Rivoglio la mia vita… Voglio tornare libera… accetto le terapie… ma voglio togliermi la spirale e avere dei bambini… mio padre e i miei guardiani invece mi impediscono di farlo e non mi permettono di toccare i miei 60 milioni di dollari quando sono io invece che col mio lavoro pago lo stipendio a tutti quanti…”.

Nella corte di Los Angeles è arrivato improvviso e pubblico il grido di dolore di Britney Spears. La pop star tra le più famose d’America che adesso ha 39 anni ed è costretta a vivere, per ordine del giudice, in una sorta di fortezza dorata e sotto costante osservazione per combattere la sua dipendenza dalle droghe e i demoni mentali che la inseguono da qualche anno.

E’ stato il padre a rivolgersi al tribunale nel 2008 per ottenere di fatto la custodia della figlia adulta nella speranza che riuscisse a maneggiare meglio la sua vita spericolata anche se piena di successo.

Per 23 minuti la star si è rivolta al giudice in California dove vive, leggendo al telefono un appello scritto e molto articolato nel quale ha chiesto di “tornare a vivere…”. Ha pregato il padre di “lasciarla andare perché così non sta facendo il mio bene, ma mi crea soltanto maggior dolore…”.

Anche nel 2014 Britney si era rivolta ai magistrati per cancellare la custodia, ma non era stata ascoltata. Questa volta però chiedendo e ottenendo che il suo lamento diventasse pubblico l’effetto potrebbe essere diverso. Il magistrato ieri ha ricordato che per il momento mantenere la custodia è la cosa migliore, ma si è appreso che a luglio la pop star potrebbe avere un’altra audizione e quindi rivolgere un nuovo appello che potrebbe portare anche alla fine della sua prigionia dorata.

“So che ho bisogno ancora di qualche terapia – ha aggiunto Britney – e sono disposta a farla se avviene in forma privata, ma la tutela forzata mi sta facendo davvero più danno che utile… Per molto tempo ho negato l’evidenza… sono rimasta in shock, ma adesso sono traumatizzata dall’idea di dover continuare a vivere in questo modo… Ridatemi per favore la libertà… Voglio tornare a respirare”.

Il movimento di #freeBritney sta crescendo. In America lei non è la sola donna famosa o ricca a vivere con un guardiano che ha messo il tribunale e che controlla ogni sua mossa. Non è escluso che adesso i magistrati possano ripensarci e riconsegnarle quella libertà che in passato non ha saputo gestire senza rischi.

 

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