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I millenials e il sogno americano: cosa cercano i più giovani nel Nuovo Continente

«Portami a New York», canticchia Estelle nel brano “American Boy”, spiegando il suo desiderio di visitare la Città che non dorme mai. Perché?

di Alessio Cozzolino

(Photo credits: Pixabay.com).

Non ci sono solo ragioni turistiche che guidano i ragazzi del Vecchio Continente a voler visitare quello scoperto nel 1492. Non si contano certamente con le dita delle mani tutti coloro che, riempendo il trolley di vestiti e qualche chincaglieria, sono partiti alla volta degli States per portare all’apice la propria realizzazione culturale e lavorativa

«Portami a New York», canticchia Estelle nel brano “American Boy”, spiegando il suo desiderio di visitare la Città che non dorme mai. Perché? «A me piacerebbe visitare l’America, e specialmente New York, perché la considero terra del futuro», spiega Antonio, quindicenne, classicista europeo. «L’America ha pure tante affinità con l’Italia», aggiunge Thomas, sedicenne, «il patriottismo, ad esempio, e, perdonatemi lo stereotipo, la proverbiale gentilezza degli americani assomiglia a quella degli italiani».

Ma non ci sono solo ragioni turistiche che guidano i ragazzi del Vecchio Continente a voler visitare quello scoperto nel 1492. «Quest’estate ho realizzato il mio sogno: camminare tra le Avenue di New York, fare un giro nell’Isola di Manhattan, girare di sera a Times Square con in mano un caffè di Starbucks», chiarisce Lisa, diciottenne, con gli occhi spalancati dalla felicità. «E ora che sono a casa, sogno, ancora, di tornare in America. Ma non come turista. Come lavoratrice. Sai, Alessio, io sono sarda e un adagio popolare della mia zona recita “Pinta la legna e portala in Sardegna”. A buon intenditor, poche parole». E se è vero che Rita Levi Montalcini ebbe da consigliare ai ragazzi d’oggi di fare esperienze di studio e lavoro all’estero per migliorare le loro competenze, pare che il messaggio sia stato abbondantemente recepito.

Non si contano certamente con le dita delle mani tutti coloro che, riempendo il trolley di vestiti e qualche chincaglieria, sono partiti alla volta degli States per portare all’apice la propria realizzazione culturale e lavorativa. Ecco emergere le storie di brillanti personaggi: dal passato, il fisico Enrico Fermi, insignito al Nobel per la fisica del 1938, ed oggi Gaia, giornalista nel più autorevole newspaper al mondo, e Benedetta, fotografa freelance che vanta collaborazioni alquanto prestigiose, passando per Valentino, dottore di ricerca alla Yale. Che sia a New York o a Washington, o a Los Angeles o ancora a San Francisco, gli USA hanno ancora molto da dire. E dare. Il tasso di disoccupazione americano è minimo e le opportunità paiono non venire meno. Per tutti. Dai camerieri alle aspiranti star di Hollywood. Vuoi fare lo sceneggiatore? Ecco che l’Universal, una delle più autorevoli major al mondo, nell’orbita del gruppo Comcast, mette a disposizione dei corsi di scrittura cinematografica. Vuoi diventare ingegnere, giornalista, cantante? L’America, forte della sua grandezza, epicentro di un terremoto che ha rivoluzionato il mondo e i suoi sistemi culturali, continua ad esercitare la sua leadership. Senza rivali.

Ecco, perché, in fondo, se si vuole scoprire il mondo bisogna far tappa in America, terra delle “sirene” e che quindi attrae. Attenzione, però: «mai cancellare le proprie origini», ammonisce Sarah, ventiduenne di Milano, «perché se la bellezza intrinseca degli United States of America alberga nel loro essere cosmopoliti, possedere delle radici, un background socioculturale alle spalle può aiutare a  vivere in maniera tranquilla, serena».

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