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Dalila Pasotti, da Torino a New York l’artista che fa incontrare arte e scienza

A New York da 10 anni, la poliedrica artista inaugurerà il 29 marzo la sua mostra INFINITAS |X| INCOGNITA alla Lucas Lucas Gallery di Brooklyn

Dalila Pasotti. Credit: Maria Nova.

Parlando di arte, "New York offre moltissimo in questo senso. Dà la possibilità di vedere costantemente il meglio dell'arte, dellla musica, del cinema e crea opportunità di conoscere molte persone incredibili concentrate in un unico posto. Tantissime storie affascinanti, talenti da cui imparare e da cui essere ispirati", ci racconta

Affascinata dalla eterna interconnessione tra arte e scienza, Dalila Pasotti esplora questo dialogo in diverse forme artistiche: dalla scultura, la musica, al design di gioielli. Torinese, una laurea in scienze naturali, Dalila si trasferisce dieci anni fa a New York, spinta dalla passione e dalla vocazione artistica.

Nella Grande Mela trova terreno fertile per la sua arte, compresa quella per la gioielleria – di cui approfondisce la tecnica nel distretto di diamanti – e per la scultura, perfezionandosi alla National Academy School of Fine Arts. Viaggiatrice curiosa e artista a 360 gradi, il 29 marzo inaugurerà ‘INFINITAS |X| INCOGNITA’, la sua mostra dove, con la propria creazione di ceramiche, sculture, Dalila dà voce a questo segreto legame tra arte e scienza.

“Mi hanno sempre affascinato il mistero e le incognite, la connessione dello spirito all’infinito”, dice Dalila. Musicista e compositrice, attualmente è impegnata nel duo Arpalice. “Suono da quando ero adolescente, ho avuto diversi gruppi precedenti, ma con Arpalice credo finalmente di aver raggiunto la maturità artistica per cui ho lavorato tutti questi anni”. Di questa suona natura artistica a 360 gradi dice: “Mi piace esplorare, mi piace imparare. Non mi pongo limiti, abbiamo tutti dei talenti, che poi vanno sviluppati con grande devozione”.

Galaxy Lady

‘INFINITAS |X| INCOGNITA’ esplora la connessione, a te molto cara, tra arte e natura. In che modo sviluppi questo dialogo nella nuova mostra che stai per inaugurare?
“Il mio lavoro si basa sulla scienza ed in particolare l’astronomia e l’astrofisica, contrapposte alla coscienza. Mi hanno sempre affascinato il mistero e le incognite, la connessione dello spirito all’infinito. Ho studiato Scienze Naturali all’Università di Torino, ed é stata una scelta di pura passione. Ho cominciato a creare arte proprio per il mio amore per la scienza,  le vedo connesse come due cose inscindibili e perfette. La bellezza assoluta é creata solo dall’Universo, e noi possiamo solo cercare di canalizzare queste visioni ed energie facendone da vettori”.  

La natura, con le sue riflessioni e il nostro essere al mondo, è parte fondamentale e fondante della tua arte. Cosa significa per te essere artista e sviluppare questo aspetto legato alla natura?
“Non c’è giorno in cui non pensi all’immensità dell’Universo, ed a quanto l’umanità ed il breve tempo che passiamo sulla Terra sia irrilevante di fronte al Cosmo. Penso a quanto siamo intrappolati in costrizioni e strutture artificiali create dall’uomo, che spesso offuscano o addirittura distruggono il legame primordiale con la natura e l’Universo. Diamo spesso per scontata la sua bellezza e non ci rendiamo conto di quanto siamo piccoli ma pur sempre una parte di Esso. Nel  mio lavoro esploro questa connessione a me cara, cerco di guardare il cielo e la natura con gli stessi occhi con cui l’uomo primitivo guardava il grande mistero, senza averne nessuna nozione ma solo percependo le emozioni che questo suscitava in lui”.  

Artista a 360 gradi ti confronti e ti esprimi in diverse forme espressive: dalla scultura, alla gioielleria, alla musica. Qual è il filo conduttore che lega queste diverse espressioni artistiche?
“Mi piace esplorare, mi piace imparare. Non mi pongo limiti, abbiamo tutti dei talenti, che poi vanno sviluppati con grande devozione. Pur impegnandomi moltissimo in tutto ciò che faccio, il mio scopo finale non è di diventare un artigiano, un orafo o un virtuoso dello strumento. Io esprimo un messaggio, le mie opere devono suscitare emozioni,  e per fare ciò utilizzo tutti i mezzi possibili a mia disposizione. La scultura e la musica sono i talenti che la natura mi ha dato, e la gioielleria la vedo come un’estensione della scultura. Osservando una mia scultura mentre si ascolta una delle mie canzoni, penso che non ci sia dubbio alcuno che provengano dalla stessa fonte”. 

Credit: Aivar Laur

A New York sei arrivata dieci anni fa mossa dal desiderio di approfondire certe tematiche legate all’arte. Come ha contribuito la città alla tua formazione professionale e in che modo ha allargato i tuoi orizzonti artistici?
“New York offre moltissimo in questo senso. Dà la possibilità di vedere costantemente il meglio dell’arte, della musica, del cinema e crea opportunità di conoscere molte persone incredibili concentrate in un unico posto. Tantissime storie affascinanti, talenti da cui imparare e da cui essere ispirati”. 

The Dreamer

Musicista, compositrice, cantante, chitarrista e tastierista, stai portando avanti il tuo nuovo progetto Arpalice. Come la musica si lega alla tua arte e che genere di musica meglio ti rappresenta?
“Il mio nuovo progetto si chiama Arpalice, ed è un duo con un mio caro amico italiano, musicista eccezionale, che vive a New York da tanto tempo, e che ho conosciuto qui tramite amici comuni anni fa. Suono da quando ero adolescente, ho avuto diversi gruppi precedenti, ma con Arpalice credo finalmente di aver raggiunto la maturità artistica per cui ho lavorato tutti questi anni, sono molto soddisfatta ed orgogliosa del nostro sound. Molti mi paragonano a Nico, qualcuno a Siouxsie Sioux, ma credo che le mie influenze musicali siano molto più profonde e complesse:  musica classica, new wave, goth, post punk inglese, spaghetti western, gli anni 70 dell’underground newyorchese, synthpop, il brit pop… la lista sarebbe ancora lunga!”. 

Italiana  dalla vocazione internazionale. Quanto il tuo bagaglio personale, familiare ha contribuito ad essere l’artista e la persona che sei oggi?
“Ho avuto la grande fortuna di avere una famiglia meravigliosa, mi hanno sempre lasciata libera di scegliere e di fare ciò che sentivo anche quando sembrava che nulla avesse un senso. Hanno creduto in me e mi hanno supportata senza indugi, e vedere il mio lungo lavoro riconosciuto é una grande soddisfazione. Non ho mai smesso di credere che sarebbe successo, non ho mai visto altra alternativa. Certo, tutto ha il suo costo, ed i sacrifici sono immensi, ma per me non c’é mai stata altra scelta. Anche vivere lontano dai propri genitori é un sacrificio enorme.

Fin da bambina mi portavano nei loro viaggi, ho dei ricordi stupendi, tra cui i miei tanti compleanni in Kenya dove mi facevano preparare la torta Monte Kenya! Queste esperienze hanno formato la mia personalità in modo profondo”. 

Origins.

La passione per i gioielli nasce in famiglia. Come questa passione è diventata un lavoro a New York e chi sono i tuoi clienti?
“I miei genitori hanno sempre amato i gioielli, ricordo che molti dei regali importanti erano quasi sempre anelli o collane. Le pietre preziose ed i metalli sono magici, minerali formati milioni di anni fa, ed i gioielli sono una forma d’arte che si può indossare e avere sempre con sé, come dei talismani. Adornarsi é una delle forme ritualistiche più antiche, ed io amo i rituali. E poi si possono tramandare.

Credit: Maria Nova

I miei clienti sono persone che amano l’arte, spesso con professioni creative, inusuali ed interessanti. Donne con molto talento, visionarie, ma anche uomini che amano i miei pezzi più sculturali. Se incontro un cliente che mi chiede di creare qualcosa di esclusivo per lui o lei, quasi sempre finiscono per diventare amici!”.

New York e Torino sono due città apparentemente diverse. In che cosa sei una New Yorker e in cosa sei molto legata alla tua città?
“Certo, l’Italia mi manca… specialmente Torino, la mia città, che é di una bellezza da togliere il fiato, la sua architettura, la sua magia, é un luogo da scoprire, con molti segreti. Dopo tutti questi anni negli USA é normale che mi senta in parte newyorchese, ho assorbito molto della cultura del posto, e come ho accennato prima la scena musicale ed artistica, ti forma in un modo che nessun altro posto può fare. Ciononostante niente può mutare il fatto che le mie radici italiane siano fortissime, in tutte le cose che faccio, nei miei rituali, nelle abitudini, nel modo in cui vedo l’amicizia, nella tradizione dell’arte italiana che applico nel mio lavoro, rigorosamente “old school” – vecchia scuola- come si dice qui – ma anche nel modo in cui faccio le cose più semplici tipo preparare il caffè!”.

Dalila Pasotti, ‘INFINITAS |X| INCOGNITA’
Curated by Stacie Lucas
Lucas Lucas Gallery | 57 Conselyea Street | Brooklyn, NY 11211
Opening Reception // Friday, March 29th, 6-9pm
Exhibition on View // March 29th – April 19th

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