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Il cuore e il cervello: le conseguenze del coronavirus nel futuro della nostra vita

Ricordate 9-11? Per giorni atmosfera surreale. Il cervello diceva di andare avanti, il cuore aveva paura. Negozi vuoti, cortei funebri con i pompieri sulla Quinta...

di Alberto Milani

Heart and Brain Dichotomy and the Coronavirus

Pochi giorni dopo l’attacco alle Torri Gemelle del 2001, prendo un treno dal Connecticut a New York City. Lo devo fare. Lascio due bambini, uno appena nato, con mia moglie.

Il cuore dice che sono l’unica certezza della mia vita e non potrei amarli di più. Non ho altre certezze. Siamo sotto scacco, non ci sono regole e non sappiamo quando e se finirà mai. Il cervello dice che loro contano su di me ma il cuore ha paura.

Wearing a gas mask, a New York National Guard Soldier from the “Fighting” 69th Infantry Division pauses amid the rubble at ground zero. (Photo by the New York National Guard)

Nell’ultimo tratto vicino al terminal di Grand Central Station, diventa buio dal finestrino. Il cervello dice che la stazione sarebbe strategicamente un posto ideale per continuare l’attacco. Il cuore ha paura, nessuno parla e forse tutti pensano la stessa cosa.

Per giorni viviamo un’atmosfera surreale. Il cervello dice di andare avanti, ma il cuore ha paura. Negozi vuoti, cortei funebri con la polizia e i pompieri sulla Quinta.

Il cervello dice che niente sarà più come prima. A chi possono interessare i gioielli in un momento come questo?

Poi un giorno entra una giovane coppia in uno dei più prestigiosi negozi di gioielleria del mondo della stessa strada. Io sono al comando, come sempre, e ci devo mettere la faccia. Mi dicono che, anche per questa incertezza del futuro, hanno deciso di sposarsi e vogliono che consigli il loro anello di fidanzamento. Vogliono che sia italiano. Mi sorridono e dicono che il loro amore andrà oltre. Il cuore si apre e sorrido anche io.

Il cervello dice che il cuore ha ragione, non è vero che niente sarà più come prima.

NYC subway on Wednesday morning (Photo VNY)

Sono quasi passati venti anni, i bambini sono cresciuti ma, oggi più che mai, hanno bisogno di noi in questo momento. Il cuore ha paura ancora, ma il cervello dice che oggi abbiamo certezze che non avevamo nel 2001.

Conosciamo il nemico e sappiamo che per definizione avrà un inizio e una fine. Sappiamo inoltre che le aziende Italiane producono il meglio del mondo in moltissimi campi. Abbiamo creatività e ingegno. Il cuore ha paura ma il cervello questa volta lo zittisce. Saremo più forti e competitivi. Gli italiani ricominceranno come sempre e anche meglio. Sapranno farsi valere.

Saremo più uniti dalla voglia di dimostrare a tutto il mondo la stoffa degli Italiani. Niente sarà più come prima. Forse in questo caso potrebbe essere meglio così.

Il cuore sorride e il cervello annuisce.

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