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Responsabilità e correttezza: la Farnesina fa bene ad eliminare i consolati inattivi

Il Ministero degli Esteri non vuole chiudere i consolati onorari all'estero, ha solo fatto ordine. Inattendibili anche le notizie su italiani bloccati negli USA

Da sinistra, l'on. Fucsia Nissoli con il console onorario del New Jersey Dominic Caruso, e con loro Lisa Calello (a destra) e Olga Negrini

Le crisi, lo sappiamo, generano incertezze, dubbi, paure che, a loro volta, generano fenomeni sociali pericolosi, soprattutto per i cittadini. Il mio richiamo ad un atteggiamento responsabile, quindi, non sia letto come un intervento “accademico” o di facciata, ma come la necessità, indispensabile, di assumere atteggiamenti adeguati al momento evitando, quindi, inutili azioni che hanno spesso il “sapore” di una mera propaganda elettorale.

Nello specifico vorrei soffermarmi su due notizie, recentemente apparse sulla stampa (e oserei dire, soprattutto, sui social media), ovvero la chiusura di 27 consolati onorari e le presunte decine di migliaia di connazionali bloccati all’estero che, quantomeno, sono state erroneamente interpretate.

Nel primo caso, ovvero l’informazione apparsa lo scorso mese di gennaio in Gazzetta Ufficiale, con decreto del Ministero degli Esteri,  vorrei precisare che sono stati cancellati dagli “elenchi” i Consolati onorari che risultavano inattivi da tempo, tra i quali nella mia Ripartizione, la sede dell’Agenzia consolare onoraria in Cincinnati e vice Consolato onorario in Nashville, negli Stati Uniti, unitamente all’Agenzia consolare onoraria in Mazatlan, l’Agenzia consolare onoraria in Tijuana, il vice Consolato onorario in Acapulco, in Messico e per finire a Cuba, l’Agenzia consolare onoraria in Varadero.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio lo scorso settembre a New York, all’ONU (Foto VNY)

Personalmente ritengo che il “Maeci” abbia agito correttamente nello svolgere un censimento teso a fare chiarezza sulle strutture sulle quali si poteva realmente contare.

Del resto, senza chiarezza, sarebbe stato impossibile valutare ogni singola realtà per comprendere se e quando sarebbe stato utile attivare una nuova rappresentanza diplomatica. 

Per intenderci è come se un’impresa rivedesse, dopo alcuni anni, la propria agenda telefonica, cancellando i contatti di chi non è più operativo, non perché sia stato licenziato ma semplicemente perché è andato in pensione o ha cambiato lavoro; in sostanza, un semplice aggiornamento. Alla fine di questo processo e da quanto emerso dall’interlocuzione che ho avuto con la rete diplomatico-consolare, non risulta la necessità di riattivare tali strutture consolari onorarie data la scarsa presenza di italiani in loco, quindi un lavoro consolare esiguo che è adeguatamente sostenuto dal corrispondente consolare.

In realtà, però, una semplice comunicazione ha generato una sterile polemica, sfociata anche in una interrogazione parlamentareda qui la necessità di tranquillizzare i connazionali su quanto realmente accaduto: il Ministero degli Esteri non ha nessuna intenzione di chiudere i consolati onorari.

Il Governo, peraltro, attraverso il sottosegretario Ricardo Merlo, ha dato una risposta a mio avviso più che soddisfacente spiegando che c’è stato un aggiornamento dell’elenco delle strutture consolari onorarie, ancora in funzione, facendo chiarezza sulle sedi realmente operative e quelle ormai obsolete senza incidere, di fatto, sull’efficienza della rete consolare onoraria. Anzi, tale revisione è il presupposto per fare il punto sulle reali necessità del territorio ed eventualmente individuare nuove ed adeguate sedi consolari onorarie.

Per quanto attiene, viceversa, la notizia degli italiani “migliaia di connazionali non iscritti all’AIRE che si trovano bloccati sul territorio americano” ho verificato che è una notizia falsa. 

Nel leggere i testi allarmistici, di cui anche io ero entrata in possesso, mi sono subito attivata ed ho contattato la nostra rete diplomatico-consolare in Nord e Centro America, e più specificatamente, ho voluto contattare tutti i Consoli e Ambasciatori della mia Ripartizione che  mi hanno prontamente assicurato che, da tempo, avevano provveduto a fornire l’adeguata assistenza ai nostri connazionali per le operazioni di rimpatrio e, solo in qualche caso, stanno lavorando per ultimare le procedure di rientro degli ultimi gruppi ancora all’estero per le più svariate ragioni, invitandomi, se venissi a conoscenza di particolari situazioni a contattarli al fine di poter fornire la loro assistenza. Quindi, non mi rimane che congratularmi con tutta la rete diplomatico-consolare italiana nella ripartizione del Nord e Centro America per le risposte costanti ed efficienti che vengono date agli italiani  in questo momento difficile. 

Quello che ferisce nel constatare la circolazione di queste notizie false, delle vere e proprie bugie, é vedere quanto sono, peraltro ingiustamente, lesive dell’immagine dell’Italia all’estero.

Per questo esorto tutti a concentrarsi sugli aiuti concreti alla collettività italiana all’estero, senza confondere o accendere gli animi dei nostri connazionali.

Sia chiaro, io sono all’opposizione di questo Governo al quale non ho risparmiato critiche, quando lo ritenevo corretto ed opportuno, ma credo altrettanto indispensabile avere un atteggiamento costruttivo, anche lavorando insieme, per migliorare il rapporto tra le nostre Istituzioni e gli italiani all’estero. Non critiche fine a se stesse, ma una analisi, onesta e corretta, sui fatti ed a prescindere dagli schieramenti politici. 

Siamo tutti stanchi, quali cittadini, della contrapposizione partitica strumentale. Vogliamo azioni e fatti concreti ed il nostro obiettivo, quali rappresentanti eletti del popolo, è ottenerli, senza “guardare la casacca” ma l’interesse dei cittadini dentro e fuori i confini nazionali.

È il momento di mettere in campo una fattiva e leale collaborazione tra pubblico e privato, tra cittadini presenti sul territorio e Ministero degli Esteri, attraverso la sue presenze all’estero, ovvero le Ambasciate e i Consolati, unitamente ai parlamentari eletti all’estero e agli altri organi rappresentativi presenti.

Se ogni espressione della vita democratica e dell’amministrazione dello Stato farà la propria parte si riuscirà a garantire sicuramente servizi più efficaci ed efficienti anche ai connazionali all’estero. Serve coesione,  ma anche responsabilità e saggezza. Non propaganda, ma fatti concreti, utili a tutti noi, nell’interesse di ciascuno di noi perché, di fronte alla quotidianità ed a questo nemico invisibile, siamo tutti uguali. In sintesi stop alla propaganda in favore di una informazione corretta e precisa!

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