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Che ne sarà di New York? Pensieri di una giornata estiva tra Manhattan e Brooklyn

Covid-19 ha causato lo sconvolgimento nella vita di chi aveva scelto la città che non dormiva mai. Tra notizie e dati, come si vive oggi a New York

Un sottopassaggio a Prospect Park, Brooklyn (Foto A.Petroni)

Nella stazione della metropolitana di Spring Street c’è un anziano senzatetto che dorme sulla panca di legno. Siamo io e lui. L’odore di aria viziata sotterranea si mischia al puzzo rancido di urina impregnata nei vestiti dell’uomo... La gente se ne va, scappa nelle campagne a nord dello stato di New York, ed è sempre più difficile trovare una casa di campagna a buon prezzo. C’è chi dice che è la fine di questa città, ma i giganti del tech continuano ad affittare e ad allargare la loro presenza a New York... La seconda ondata. Si aspetta con ansia la seconda ondata... Intanto Brent è rimasto chiuso con dieci vasche di pesci per mesi. Un amico gliele aveva lasciate in cura...

L’estate che non c’è stata sta finendo.

Ho voglia di andare a trovare Brent che vive a Brooklyn. Non lo vedo da Marzo, quando la pandemia ci ha chiusi in casa. I marciapiedi di Soho, che di solito brulicavano di turisti appesantiti da bustoni di Chanel, Louis Vuitton e Moschino, riflettono il tepore di fine Agosto. Sono vuoti. Le strade invece sono intasate da serpenti di macchine in coda. Fobia da mezzi di trasporto pubblici.

New York, Subway station a Manhattan, estate 2020. (Foto A. Petroni)

Nella stazione della metropolitana di Spring Street c’è un anziano senzatetto che dorme sulla panca di legno. Siamo io e lui. L’odore di aria viziata sotterranea si mischia al puzzo rancido di urina impregnata nei vestiti dell’uomo. Aspetto il treno pensando a quanto i sensi si siano intorpiditi dalla clausura. È davvero strana la sensazione di trovarsi in luogo stigmatizzato ed evitato, ça va san dire, come la peste.

Uno dei grandi piaceri di andare a Brooklyn con la metropolitana è fluttuare sul ponte che attraversa l’East River. All’improvviso dietro i finestrini della carrozza, che di solito si affacciano sul buio pesto delle gallerie, appaiono i grattacieli di Manhattan. Quando si vive in città ci si dimentica che esistano, ma appena ci si allontana, quella vista è sempre una sorpresa. I palazzi nascondono il sole che tramonta nella loro solitudine.

A giugno e luglio c’erano 120,000 appartamenti vuoti in città, un aumento del 26% rispetto allo stesso periodo del 2019. Allo stesso tempo gli affitti astronomici della Grande Mela sono scesi del 10%. La gente se ne va, scappa nelle campagne a nord dello stato di New York, ed è sempre più difficile trovare una casa di campagna a buon prezzo. C’è chi dice che è la fine di questa città, ma i giganti del tech, Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft, continuano ad affittare e ad allargare la loro presenza a New York.

La ringhiera blocca ad intermittenza ipnotica i raggi del sole. La luce scorre sui visi multietnici che popolano la carrozza, illuminando le mascherine che tutti indossano. Se prima della pandemia era difficile immaginare i pensieri di chi stava seduto di fronte, ma che per gioco provavi a indovinare, ora è impossibile. La stoffa copre espressioni ed umori. Hanno paura o non hanno paura? Sono già abituati a muoversi in metropolitana, o come me, hanno ancora un residuo di paura? Studi dicono di non preoccuparsi perché le carrozze cambiano l’aria ogni tre minuti e venti secondi, ma l’angoscia rimane.

Aprile 2020: gli applausi dei newyorchesi dai balconi durante la pandemia (Dipinto di Flavio Bragaloni)

Lo stato di New York, al momento, è uno dei luoghi che sembra aver contenuto le infezioni da Covid-19. Dopo mesi traumatici dove tutto ciò che ci circondava era morte annunciata dalla costante presenza delle sirene delle ambulanze, ora ci prendiamo il lusso di andare a trovare un amico. Ma le università aprono e numeri schizzano di nuovo nel resto del paese. La seconda ondata. Si aspetta con ansia la seconda ondata. Ci sono studi divergenti che preannunciano o meno un altro periodo buio, ma la domanda rimane lì, sospesa in aria.

Arrivato a Brooklyn, all’entrata di Prospect Park, una banda di jazzisti suona davanti a un centinaio di persone. La musica fa scordare per un attimo la violenza che sta asfissiando la città. Nella notte del 21 di Agosto tre persone sono state uccise e altre undici sono rimaste ferite in diverse sparatorie. Mentre l’America protesta contro la brutalità delle forze di polizia, a New York aumentano gli omicidi.

Brooklyn, estate 2020: ristoranti all’aperto (Foto VNY)

Brent mi aspetta sorridente seduto su un blocco di pietra. Ha i capelli lunghi da quarantena e la faccia di uno che è rimasto chiuso con dieci vasche di pesci per mesi. Un amico gliele aveva lasciate in cura, andandosene nelle campagne a nord. Brent mi spiega che non è così semplice pulire così tante vasche di pesci: richiede un giorno intero di lavoro alla settimana. Gli offro una birra.

Chiacchieriamo sul prato al centro del parco fino a quando fa buio. Attorno a noi ci sono diversi campanelli di due o tre amici che si godono il fresco della sera. Un rumore strano ma familiare riempie l’aria. Un suono costante e acuto. Sono le cicale.

E all’improvviso sento l’estate.

 

*Correzione: in una prima versione dell’articolo pubblicato, per errore, era stato nominato il fiume Hudson tra Manhattan e Brooklyn. 

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