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Fucsia Nissoli: in Parlamento la mia mozione sull’attacco a Cristoforo Colombo

La deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America presenta anche qui il suo intervento che ha letto a Montecitorio

L'On. Fucsia Fitzgerald Nissoli durante il suo intervento alla Camera dei deputati

In questo momento dove la pandemia imperversa ed è un momento di sofferenza per tutti, vorrei ricordare che la cultura è di grande conforto!

Il 26 ottobre scorso, (non sono riuscita a farla calendarizzare il 12 ottobre, ma mi accontento), sono intervenuta in discussione generale sulla Mozione a mia prima firma sulla questione della figura di Cristoforo Colombo negli Stati Uniti.

Mozione Fitzgerald Nissoli, Invidia, Formentini, Pezzopane, Mollicone, Ungaro ed altri n. 1-00359 concernente iniziative di carattere diplomatico volte a salvaguardare l’eredità culturale italiana negli Stati Uniti, con particolare riferimento alla figura di Cristoforo Colombo.

Una mozione che già avevo presentato la scorsa Legislatura, senza successo, e che ho ripresentato quest’anno ed ora, finalmente, arriva al voto della Camera dei Deputati.

Essa è di particolare rilevanza perché impegnerà il Governo ad una azione più forte sul piano internazionale per tutelare la nostra identità culturale in Usa oltre ogni tentativo di revisionismo storico.

Spero che un tema come questo porti ad una approvazione ampiamente condivisa della Mozione.

Potete anche ascoltare e vedere il video con il mio intervento al seguente link: http://webtv.camera.it/evento/16957/497937

La rimozione della statua di Cristoforo Colombo ad Hartford, Connecticut (Immagine da youtube)

Signor Presidente, Onorevoli colleghi,

prendo la parola per illustrare la mozione, a mia prima firma, che è il frutto del lavoro, delle attese e delle speranze delle organizzazioni, delle associazioni e dei singoli italiani d’America che, in seguito ad episodi di intolleranza e di negazionismo storico, reagiscono avendo a cuore la figura di Cristoforo Colombo, quale espressione della nostra identità culturale in America.

Proprio tre anni fa il conflitto, interno agli Stati Uniti, sul tema della memoria storica, ha toccato anche la figura di Cristoforo Colombo, ragione per la quale vi furono episodi di intolleranza in varie città americane.

Ad oggi il Columbus Day non è più celebrato come festa pubblica in 5 Stati e in ben 51 città americane, perché è in atto un’azione di rimozione storica e culturale della figura di Colombo cominciata a Baltimora, nel 2017.

Il Columbus Day era stato dichiarato giorno di Festa nazionale, nel 1937, dal Presidente Franklin Delano Roosevelt. Ogni anno cade nel secondo lunedì di ottobre in relazione al 12 ottobre 1492, data simbolo della scoperta dell’America.

Negli ultimi mesi, dozzine di monumenti a Cristoforo Colombo sono stati presi di mira da vandali e dai consigli comunali che hanno programmato la loro rimozione.

Il 10 giugno a Minneapolis, la statua di Colombo è stata abbattuta e distrutta da manifestanti.

Anche nel North End di Boston, la statua di Colombo è stata danneggiata per poi essere decapitata 2 anni fa.

Voglio ricordare le associazioni impegnate a preservare la figura di Colombo

Italian American Alliance e la Federazione delle Associazioni italiane ed americane del New England

Clamoroso il caso a Baltimora dove la statua è stata rovesciata da manifestanti e gettata in mare nella totale indifferenza dell’amministrazione locale.

A Richmond, in Virginia, la statua del navigatore è stata abbattuta, data alle fiamme e poi gettata nel lago, mentre a Houston una statua, donata alla città dalla comunità italoamericana è stata imbrattata di vernice rossa.

A Philadelphia, Chicago, ed a Sacramento, le autorità locali hanno cavalcato l’onda anti-Colombo ed anti-italiana per rimuovere i monumenti dedicati all’esploratore.

Addirittura la città di Columbus, Ohio, ha rimosso una statua di Colombo che fu data quale “dono dei genovesi” dalla città di Genova nel 1955.

A Los Angeles, già il 30 agosto 2017 il consiglio comunale ha votato a grande maggioranza la cancellazione del Columbus Day.

La cancellazione del Columbus Day dal calendario delle feste e gli attacchi alle statue di Colombo rappresentano, oltre che un atteggiamento di indisponibilità a leggere il passato in modo condiviso, una profonda ferita inferta alla comunità italiana che vive negli Usa.

Di fronte a questi fatti anche l’Ambasciata italiana  a Washington, con il nostro Ambasciatore Armando Varricchio, e la rete consolare negli Stati Uniti, con grande attenzione hanno seguito lo sviluppo del dibattito interessandosi concretamente agli aspetti connessi al rispetto dell’eredità culturale italiana in Usa.

La statua di Cristoforo Colombo abbattuta a Minneapolis (Immagine da Youtube)

Vale la pena ricordare che Cristoforo Colombo partì alla scoperta di una nuova rotta commerciale con l’Oriente, circostanza che non fa di lui un conquistatore, bensì un esploratore.

E’ parte fondante della storia americana e oggi rappresenta l’eredità culturale degli italiani d’America, che nel Columbus Day vedono la celebrazione dell’orgoglio e del successo italiano in America.

Lo stesso Presidente Mattarella, durante la sua visita negli Usa a novembre scorso, nel corso delle dichiarazioni alla stampa ha avuto modo di sottolineare come Cristoforo Colombo abbia aperto orizzonti di conoscenza ponendo in collegamento continenti fino ad allora sconosciuti l’uno all’altro.

Per molti italoamericani, il vandalismo nei confronti di Colombo è considerato un insulto etnico.

Per questo, sono molteplici le iniziative degli italiani d’America, a partire dai Comites e CGIE, orgogliosi del loro patrimonio culturale.

Mi scuso se per motivi di tempo non riuscirò a citare tutti coloro che si sono impegnati in prima persona in questa battaglia.

Ricordo in tal senso le seguenti organizzazioni:

Columbus Citizens Foundation,

Italian Sons and Daughters of America (ISDA),

National Italian American Foundation (NIAF),

Order Sons and Daughters of Italy in America (OSDIA)

UNICO National

Queste insieme, hanno fondato una nuova organizzazione chiamata “National Columbus Education Foundation” (NCEF) direttore esecutivo John Viola, proprio per condurre e diffondere ricerche, studi e analisi relative a Cristoforo Colombo.

Tale fondazione intende sviluppare soluzioni politiche e proposte per  preservare il Columbus Day, ponendo l’accento sulla correzione della falsa narrativa che circonda il famoso esploratore.

A New York, le celebrazioni del Columbus Day e soprattutto la famosa parata organizzata dal Columbus Citizens Foundation sulla Quinta Strada,  quest’anno, come in altre città americane è stata cancellata.

Ma né la volontà di sopprimere la festa né il coronavirus hanno impedito di ricordare e festeggiare questo avvenimento che celebra la civiltà, l’America stessa e l’orgoglio degli Italiani d’America.

La rete sembrava impazzita per i messaggi contenenti filmati delle precedenti celebrazioni e dichiarazioni dei responsabili delle numerose organizzazioni Italo -Americane, a partire dai loro Presidenti.

Ad esempio, per la Columbus Citizens Foundation, Marian Pardo;

per Italian Heritage and Culture Committee, Joseph Sciame;

per New York State Osdia, Anthony Naccarato;

per Columbus Heritage Coalition, Angelo Vivolo;

per Italian American Museum, Joseph Scelsa;

per AIAE, Josephine Maietta;

per FIAO Joe di Pietro.

Va citato anche l’impegno di Manny Alfano e di Andrea Di Mino dell’Italian American One Voice Coalition (IAOVC) e Frank Lorenzo, membro del consiglio di amministrazione.

Recentemente hanno guidato una campagna a difesa del Columbus Day come festa federale dopo che due senatori, Ron Johnson e James Lankford avevano proposto la sua abolizione e sostituzione.

Dopo aver ricevuto tantissime chiamate da furiosi italoamericani in tutto il paese, i due senatori hanno prontamente ritirato la proposta e questo ci deve far riflettere sul nostro “peso contrattuale” in quel Paese.

Sono anche i protagonisti di un processo storico nelle corti federali contro il tentativo di rimozione di una statua di Colombo da parte del comune di West Orange, NJ, asserendo che la sua rimozione costituisse una discriminazione contro “un gruppo culturale storico” (noi italiani) in violazione delle leggi anti-discriminazione americane. Il processo è ancora in corso.

Nello Stato del Connecticut, a Bridgeport, le pressioni esercitate dalle associazioni italiane locali hanno persuaso il consiglio comunale ad annullare la decisione unilaterale del sindaco di rimuovere la statua, ordinando il suo ripristino.

A Baltimora, la statua realizzata con marmo di Carrara è stata fatta a pezzi, il Delegato Nino Mangione, il Senatore John Pica, Tom Iacoboni, Santo Grasso con altri attivisti e sostenitori italoamericani si sono impegnati nel recupero dei pezzi.

Le associazioni coinvolte a Baltimora sono l’Italian American Civic Club of Maryland Inc.,

l’Italian American Organizations United,

the Associated Italian American Charities of Maryland,

l’OSIA Grand Lodge of Maryland,

l’OSIA Little Italy Lodge Baltimore.

A Chicago, la sindaca Lori Lightfoot aveva garantito ai rappresentanti della comunità italiana che le tre statue di Colombo presenti in città non sarebbero state rimosse.

Tuttavia, il 24 luglio, poche ore dopo l’annuncio, l’amministrazione cittadina ha rimosso le statue, situate nel centro città e nel quartiere di Little Italy.

La comunità italiana, insieme al Comitato Tricolore Italiani nel Mondo,

al Joint Civic of Italian Americans,

e alla Little Italy Community Neighborhood Association,

organizzata intorno alle figure di Carlo Vaniglia, Frank Di Piero, Michelangelo Giampaoli, Ron Onesti e Joe Esposito, aveva sorvegliato la statua situata a Little Italy fin dal 7 di giugno, ed era presente nella notte del 24 luglio, quando la statua è stata rimossa senza alcun preavviso.

La statua di Colombo al Columbus Circle di Manhattan (Foto VNY)

Domenica 11 Ottobre si è svolta al Columbus Circle a New York, alla presenza di un gruppetto di rappresentanti della Comunità la cerimonia della deposizione della ghirlanda sotto il mastodontico complesso monumentale di Colombo.

Tra i presenti il Console Generale Genuardi che con un bellissimo discorso ha rappresentato l’Italia.

Mons Hillary Franco ha benedetto il monumento e i presenti.

Il 12 Ottobre la Messa a Saint Patrick è stata molto apprezzata da migliaia di spettatori che grazie alla tecnologia hanno potuto seguirla da casa.

Moltissime cerimonie anche se ridotte si sono svolte alla presenza di autorevoli rappresentanti della Comunità nei vari distretti in persona o via video.

A Philadelphia, dopo la richiesta alla commissione artistica della città, da parte del sindaco Jim Kenney, dell’approvazione per rimuovere la statua di Colombo da Piazza Marconi, nella parte sud della città, la comunità italo-americana della città si è costituita parte civile in Tribunale contro il Comune, tramite le maggiori associazioni italiane Figli e Figlie d’Italia, NIAF, Filitalia.

La statua era stata deturpata da un gruppo di vandali e per questo era stata inscatolata su iniziativa del comune, in travi di legno, per protezione.

Un gruppo di uomini l’hanno sorvegliata per diverse settimane.

E poi ci sono le statue di Colombo salvate in Connecticut.

A New Haven, grazie all’intervento dei Cavalieri di Colombo, la statua rimossa verrà spostata al museo dei Cavalieri.

A Bridgeport la statua è stata rimossa, ma grazie all’intervento di UNICO e altre organizzazioni Italo americane sarà rimessa allo stesso posto.

A Norwalk la statua di Colombo è stata rimossa dal parco pubblico e trasferita nel parco privato del club Italo americano di Sant’Anna grazie all’intervento della famiglia Cappuccia e ai membri e amministratori del club e Giuseppe Pampena dell’assemblea# 100 dei Cavalieri di Colombo.

A Stamford si è intervenuto per iniziativa del presidente della sezione locale di UNICO, Dottore Alfredo Fusco e altri membri. Intervenuti anche i membri e gli ufficiali delle seguenti organizzazioni:

Minturnese,

Settefratese,

Sanmanghese,

Figli di Rose,

Società Gravinese Clubs,

CIAO clubs

e i Cavalieri di Colombo del Connecticut.

A Waterbury, la statua è stata decapitata da una persona poi arrestata. UNICO di Waterbury ha organizzato una campagna per raccogliere fondi per restaurare la statua vandalizzata.

Neanche il COVID è riuscito a fermare le celebrazioni di Columbus Day: Umberto Mucci, presidente del giornale in rete “We the Italians,” ha promosso una “parata virtuale” con la partecipazione di decine di organizzazioni italiane in tutto il paese i quali hanno onorato i loro antenati e sono diventati ancora più determinati a proteggere la nostra cultura.

Infatti, in questo momento dove la pandemia imperversa ed e’ un momento di sofferenza per tutti, vorrei ricordare che la cultura e’ un momento di grande conforto.

Gli italiani d’America hanno accolto la sfida.

È ora di metterci al loro fianco.

Mi interpellano tanti italiani.

Cito, Dario Gagliano, Giuliana Ridolfi, Pina Culotta, Roberto Caiaro.

Robert Palladino scrive: La cancellazione della festa sarebbe un’offesa a circa 20 milioni di persone di origine italiana. Abbiamo l’obbligo non soltanto di difendere un uomo storico o un simbolo di esplorazione e scoperta ma tutti gli uomini e donne che hanno fatto sacrifici per il bene altrui, per il bene di due nazioni diverse, creando tra le due una fratellanza, dalla quale è anche nata una nuova popolazione, gli italoamericani.

Voglio che i miei figli e nipoti abbiano la possibilità di partecipare alla festa di Colombo e di essere orgogliosi non soltanto delle loro radici ma anche del contributo indimenticabile al nuovo mondo.

Queste sono le parole di italoamericani, che portano sempre l’Italia nel cuore.

Voglio inoltre evidenziare che di fronte a tutte le violenze che ci sono state contro Colombo, contro le statue, contro la festività, gli italoamericani non hanno mai fatto niente di violento. Discutono, dialogano con le istituzioni locali, convincono la gente a firmare petizioni, a scrivere al sindaco, a scrivere ai rappresentanti politici perché credono nella rappresentanza istituzionale e di questo ne sono orgogliosa e li ringrazio di cuore!

Va ricordato che il motto di Colombo era: “Buono con i buoni, cattivo con i cattivi”, lo stesso di Bernardo di Chiaravalle, il santo degli ordini cavallereschi.

Dalle più serie documentazioni storiche emerge come Colombo abbia intrattenuto sempre un rapporto amichevole e rispettoso, ricambiato, con i nativi, ad eccezione dei cannibali.

Nei diari di bordo si legge che in uno dei viaggi di ritorno il cibo comincia a scarseggiare.

I  marinai spagnoli suggeriscono di buttare a mare gli indios per avere meno bocche da sfamare o addirittura di mangiarli.

Ma Colombo si oppone duramente mettendo anche a repentaglio la propria vita.

Va detto che Colombo, quando viene messo in catene e al momento della morte, indossa il saio francescano. E’ molto vicino ai discepoli di San Francesco, che predicava la conversione per amore e non attraverso la violenza.

E’ un dato storico che sia stato terziario francescano.

Verrà accusato di non voler battezzare gli indios, perché voleva che lo facessero per convinzione e non con la forza.

Salpando per fare ritorno in patria, Colombo imbarca numerosi indios.

Spesso si fa riferimento a questo episodio come inizio della tratta degli schiavi ma è una erronea interpretazione.

Si tratta di persone che dovranno imparare la lingua nella società spagnola per poter fare da interpreti al ritorno. Peraltro vengono riportati moltissimi episodi di indios che chiedono di essere portati in Spagna.

Tra gli scritti di Colombo si legge più volte questa frase: “Lo spirito Santo è presente in cristiani, ebrei, musulmani e di qualsiasi altra setta”.

Tra le sue letture c’erano testi di cristiani, ebrei, musulmani.

Ci troviamo di fronte ad una mente rinascimentale, universale, come l’uomo vitruviano di Leonardo.

Chi, come lui, ha un simile rispetto per il diverso e le religioni altrui non potrà mai essere uno sterminatore.

I detrattori di Colombo, invece di compiere atti vandalici contro le sue statue per cancellare la memoria, dovrebbero cercare di comprendere di che personaggio storico si tratti.

Colombo ha fatto la storia dell’Occidente.

Colombo non è solo un italiano che ha scoperto il “nuovo continente”. Colombo è figlio della straordinaria cultura umanistica che dal territorio italiano in particolare, grazie alla conservazione degli amanuensi, ha arricchito e arricchisce il mondo.

E di questa cultura, che gli stessi accademici statunitensi stanno sempre più riscoprendo e esaltando, sono fondamentali alcuni miti, in primis quello di Ulisse che Dante ha trasformato da mito classico a vessillo di modernità.

E non è certo un caso se nell’immaginario dei poeti vissuti dopo l’autore della Divina Commedia, Colombo sia stato accostato proprio all’Ulisse descritto da Dante come l’eroe avido di conoscenza, disposto a sfidare qualsiasi limite per appagare quello che ritiene un bisogno naturale dell’uomo.

Alla fine del XVIII secolo, in un contesto molto diverso, c’è il richiamo del poeta Giuseppe Parini, che è stato uno dei massimi esponenti dell’illuminismo e del neoclassicismo in Italia.

Ai tempi di Parini ormai è superata la superstizione secondo la quale il limite geografico corrispondeva ad un divieto religioso, cioè «i paventati d’Ercole pilastri». Ma, ai tempi di Parini, c’era un altro pregiudizio: quello nei confronti del vaccino contro il vaiolo, che all’epoca uccideva moltissimi giovani.

E Parini, nella sua Ode intitolata “L’innesto del vaiuolo” (1765), prende Colombo ad esempio del coraggio di andare contro “il popular error” e ne fa simbolo di progresso.

Parini parla del coraggio dell’impresa di Colombo scrivendo: «l’ardore / … a divenir del mondo esperto».

Dunque, Colombo si inserisce nel dibattito illuminista a favore della diffusione del sapere e del progresso per il bene comune.

Il navigatore genovese che ha sfidato le superstizioni, la paura dell’ignoto e la derisione di chi non condivideva i suoi progetti, è considerato anche il simbolo di chi persegue il miglioramento scientifico.

Rappresenta chi non si lascia fermare dagli ostacoli e dall’ignoranza e raggiunge traguardi inaspettati. Giuseppe Parini scomoda Colombo per parlare delle sfide della medicina.

E, mai come oggi, capiamo l’importanza di andare oltre le conoscenze date per sfidare il coronavirus.

In definitiva, Colombo emerge come un simbolo di sfida e di progresso, capace di adattarsi sia al fermento individualista romantico sia alla visione del progresso e del razionalismo tipica dell’Illuminismo.

Cristoforo Colombo ritorna, in veste filosofica, nelle opere di Giacomo Leopardi.

Il Colombo leopardiano appare in una luce dialettica. Nella canzone Ad Angelo Mai, Leopardi si concede un dialogo con alcuni grandi del passato: e tra questi – con Dante, Petrarca, Ariosto, Tasso e Alfieri – c’è Colombo.

All’esploratore genovese, Leopardi attribuisce un’impresa gloriosa che, tuttavia, ha gettato l’umanità in una crisi: la sete di conoscenza si è tradotta in una dilatazione del mondo che ha prodotto disorientamento e, soprattutto, ha tolto vigore e significato all’immaginazione.

Anche nelle Operette morali si discute sul valore del navigare, esponendosi ad enormi pericoli, ma Leopardi lascia emergere la forza delle argomentazioni di Colombo: il navigatore non nega le perplessità, ma risponde mettendo in luce proprio il desiderio pericoloso di conoscere, di sapere se tutto il mondo sia abitato o se la sua parte ignota sia composta esclusivamente d’acqua, di incontrare altri popoli e di scoprirne la condizione, le doti. Leopardi riconosce – e lo fa dire a Colombo – che la spinta al progresso costituisce il nerbo stesso dell’esistenza.

Leopardi suggerisce che, intorno ai fatti storici, non si possono ignorare i valori propri dell’uomo, che della Storia è protagonista: e tra i valori c’è la sete di conoscenza.

Proviamo a immaginare lo spirito degli astronauti o di qualsiasi altro tenace studioso, senza un immaginario segnato da Ulisse e da Colombo.

Colombo è stato preso come simbolo da lanciare sulle navicelle nello spazio, per come si lanciò con le sue navi verso l’“otro mundo”.

Chiunque si voglia approcciare alla questione Colombo con onestà intellettuale deve riconoscere che le statue dedicate al navigatore non sono mai state erette con l’intento di celebrare lo sterminio dei nativi americani o l’espropriazione delle loro terre da parte di quegli europei che vennero dopo di lui.

Peraltro, questo tipo di cieco revisionismo finirebbe per colpire altri personaggi, perfino presidenti degli Stati Uniti.

Se ci fosse coerenza nella spinta che intravediamo, allora si dovrebbe intervenire su questo e su moltissimi altri esempi di figure che hanno fatto la Storia non senza essere figli del loro tempo, di una sensibilità diversa da quella di oggi.

Fare un processo a Colombo, con la morale di oggi senza contestualizzare gli eventi nel loro tempo, senza tenere conto della morale di allora è espressione della più profonda ignoranza.

A meno che non si voglia cavalcare, strumentalmente, un’ondata di fanatismo a fini di interessi personali e politici.

Se si dovesse ragionare secondo la pericolosissima “mentalità talebana” che sembra emergere, bisognerebbe distruggere quasi tutti i monumenti che restano a raccontare la storia dell’umanità.

Dagli imperatori romani a Napoleone, tanto per fare esempi.

Non solo.

Bisognerebbe mettere al bando le tele di Caravaggio perché accusato di assassinio.

Sull’onda delle ribellioni alle violenze maschiliste riassunte sotto lo slogan del “me too”, bisognerebbe distruggere le opere di Picasso perché con le donne è stato imperdonabile.

Un elenco di esempi che potrebbero proseguire all’infinito … e che dimostra quanto questa miope visione revisionistica sia piuttosto oscurantista, oserei dire medioevale.

In definitiva, non ci si può rassegnare allo scempio che si fa delle immagini di Colombo perché non è solo di statue che si parla.

Colombo è simbolo di qualcosa di grande, di un’impresa oltre i pregiudizi, le paure, dell’indispensabile e irrinunciabile bisogno dell’uomo di conoscere il vero oltre la siepe.

Una conoscenza che non può essere assoluta, ma che può essere vissuta come tensione.

Una tensione vitale.

Per tutte queste ragioni, insieme agli italiani e italoamericani e che sono i veri eroi di questa difesa, chiediamo al governo, forte anche del mandato parlamentare, di proseguire con più determinazione l’attività politica e diplomatica affinché sia salvaguardata l’eredità culturale italiana negli Usa e la figura simbolo di tale eredità incarnata da Cristoforo Colombo, soprattutto per non lasciarli soli in questa loro incessante attività.

E nel fare questo utilizzi più efficaci strumenti di comunicazione per valorizzare, come ho richiamato nel mio intervento, il ruolo storico di Cristoforo Colombo, uomo di conoscenza e di progresso.

Che i nostri connazionali vogliano difendere la figura e la memoria storica di Colombo è naturale e per la medesima ragione credo di raccogliere il consenso di tutti voi, ma ritengo opportuno concentrarci sulle “motivazioni” che hanno portato a questo errato revisionismo storico, una su tutte: l’ignoranza.

Viviamo nell’epoca dei social media, dei canali tematici (fra i quali molti sulla divulgazione, anche storica) … ebbene, ciò che propongo, con l’aiuto di tutti, è di individuare tutti i canali e le iniziative affinché, nei vari continenti e prima che questa follia collettiva possa dilagare, si predispongano e diffondano idonei strumenti di comunicazione e divulgazione per far conoscere, adeguatamente, anche a chi non è italiano e, soprattutto, agli studenti, la vera figura e storia di questo grande uomo, grande esploratore e, per certi versi, grande divulgatore. Sicuramente un grande italiano.

Non abbiamo dubbi che la storia italiana, per lo meno quella monumentale, sia amata in tutto il mondo.

Dobbiamo far si che anche la storia, rappresentata dai nostri grandi uomini sia altrettanto amata e, per questo, conosciuta adeguatamente.

In tal senso ci sono già stati alcuni segnali di attenzione: in alcune città italiane è stata approvata una Mozione: a Genova, ed è molto importante l’approvazione di questa Mozione sia per Genova, che per tutta la nostra Nazione.

Altre cittadine hanno approvato la mozioni, tra cui: Ceriano Laghetto (provincia di Monza Brianza), Diano Marino (Imperia). A La Spezia invece la mozione è in attesa di calendarizzazione.

A tal proposito, voglio ringraziare anche a nome dei colleghi Cassinelli e Bagnasco, il sindaco Bucci di Genova per aver risposto positivamente alla sollecitazione che insieme abbiamo posto attraverso una lettera.

E ringraziare in modo particolare, per la sensibilità e la condivisione, la presidente On. Gelmini e tutti gli altri colleghi anche di altri schieramenti politici, che hanno sottoscritto la mia mozione.

Con questa mozione, su cui ci auguriamo che il Parlamento italiano si esprima con una voce unica, chiediamo che tutte le nostre istituzioni alzino il livello di attenzione e che il governo sia partecipe in questa che è una battaglia di civiltà oltre che di orgoglio nazionale.

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