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Pietro Ottavio Silvagni, quel siciliano che conquistò Las Vegas

Grazie all'intuito negli affari contribuì al successo della città. Aprì il famoso Hotel Apache, distinguendosi per il tocco di eleganza e buon gusto tipico italiano

Pietro Ottavio Silvagni, il siciliano che conquistò Las Vegas

Era il 1905 quando, all’età di trentadue anni Pietro Ottavio Silvagni lasciò Villalba, borgo di qualche migliaia di anime in provincia di Caltanisetta. Il suo nome si aggiunse alla lista di quanti, in quegli anni emigravano in America in cerca di condizioni di vita migliori. Non passò molto tempo però per capire che quel nome, non si sarebbe perso nei registri sbiaditi di qualche archivio di Ellis Island, anzi. In Colorado prima, poi a Price in Utah, Pietro Ottavio Silvagni si mise in luce per il suo intuito negli affari. Talento innato, ma non solo.

Pietro Ottavio Silvagni

In Sicilia il giovane P.O. beneficiò dell’influenza di suo nonno paterno, Francesco, costruttore con diversi appalti per la realizzazione di ponti e strade in Nord Africa. Francesco prese P.O. sotto la sua ala e lo portò con sé nei suoi viaggi all’estero. Il desiderio di esplorare e l’acume imprenditoriale iniziarono a farsi strada nella mente di Pietro Ottavio Silvagni.

In Utah, Silvagni comprese le possibilità di sviluppo che Price, poco più che un aggregato di baracche, aveva. Comprò larghi appezzamenti di terreno. Cominciò a consolidare la sua posizione finanziaria e porre le basi di una vasta fortuna. Price non era poi tanto distante da Las Vegas. P.O.  Silvagni intuì ancora una volta che quello era il posto dove andare. Las Vegas stava letteralmente nascendo in quegli anni (coincidenza vuole che Las Vegas venne fondata proprio nel 1905, l’anno in cui Silvagni arriva negli USA) e Pietro Ottavio grazie alla sua lungimiranza e l’occhio abituato a cogliere l’affare giusto, divenne uno dei protagonisti di questa nascita.

Quel giovane ragazzo siciliano si era fatto strada e, alla soglia dei sessant’anni diventava uno dei simboli della città dai neon sempre accesi, che da sempre attrae avventurieri, imprenditori e celebrità.  Nel 1932 Pietro Ottavio Silvagni aprì l’Hotel Apache, il primo in Las Vegas dotato di aria condizionata, ascensore elettrico e idrovora nei sotterranei per impedire infiltrazioni d’acqua. L’hotel divenne a breve la più famosa ed elegante destinazione lungo la Arrowhead Trail per viaggiatori, imprenditori e residenti.

A raccontare dei successi di quest’uomo è la nipote Gina Silvagni Perry. “Ebbi la fortuna, anche se per poco tempo di conoscere mio nonno, avevo solo quattro anni, quando lui morì – dice Gina Silvagni Perry mentre mi mostra le centinaia di foto, appunti, lettere raccolte negli anni che parlano di un Silvagni stimato e ammirato tanto dagli amici, quanto da chiunque fosse qualcuno in quegli anni, politico o artista. L’allora Console Italiano a Los Angeles era solito inviare a Pietro Ottavio un telegramma di auguri in occasione del suo compleanno, – Su di lui molto è stato scritto, sul suo contributo allo sviluppo di Las Vegas, e ricevette onori in Italia per le attività portate avanti”.

Las Vegas nel 1912 (Immagine da https://www.lasvegasnevada.gov/)

Dai racconti della nipote che mi annuncia della sua idea di scrivere un libro sul nonno per onorarne la memoria, viene fuori la figura di un uomo che non è venuto meno alla fama del cognome che porta. I Silvagni giunti in Calabria, a Grimaldi in provincia di Cosenza circa 500 anni fa, si distinsero come imprenditori in particolare con l’apertura di diverse filande che diedero lavoro a centinaia di persone. Nei secoli non sono mancati magistrati e prelati nelle fila dei Silvagni.

Tra il 1929 ed il 1931 Pietro Ottavio iniziò ad acquistare lotti di terra a Las Vegas. Il proibizionismo era appena stato abolito e il gioco d’azzardo divenuto legale. Seimila abitanti, tanti erano in quegli anni i residenti di Las Vegas, ma non sarebbe passato molto tempo perché la città diventasse polo di attrazione strategicamente collocata a metà strada tra Salt Lake City e Los Angeles.  “L’hotel – continua la nipote – aiutò Las Vegas a diventare un punto di riferimento sulla cartina, e col tempo meta abituale di star come Clark Gable, Humphrey Bogart e Lucille Ball. L’Apache era considerato tra le strutture più lussuose di Las Vegas, disponeva di servizi assolutamente straordinari per l’epoca: bagni privati, cassaforte automatica, alti soffitti. Per trovare simili amenità bisognava andare in città come New York, Chicago o Los Angeles”. Quando si entrava in quelle camere si percepiva quel quid differente, l’arredamento, i quadri alle pareti, tutto era nello stile western, ma senza l’eccesso, o l’abbondanza pacchiana. P.O. Silvagni portò nell’Apache quel tocco innato di buon gusto che gli italiani evidentemente sanno mettere in tutte le cose senza neanche troppo sforzo.

Las Vegas di notte (wikimedia)

Pietro Ottavio Silvagni che inizialmente arrivò a Las Vegas come “cement contractor” imprenditore nella produzione di cemento per l’imminente costruzione della diga Hoover, intuì che gli operai avevano bisogno di qualcosa che fosse una via di fuga dall’estenuante lavoro della costruzione della diga, una fuga dal caldo torrido del deserto, ma al tempo stesso non un semplice posto dove dormire. Silvagni voleva offrire un posto che fosse bello anche alla vista, che aiutasse a riconnettersi con sé stessi. Michael Green professore di storia alla Unlv ha descritto l’hotel come un elemento importante nella storia di Las Vegas, dava ai suoi ospiti quel senso che grandi cose stavano accadendo nella piccola Las Vegas.

“L’Hotel Apache era senza dubbio il posto più bello che si potesse trovare città – dice Gina Silvagni – portò un raggio di luce, contribuì a fare di Las Vegas qualcosa di più di un distretto a luci rossi o fermata del treno. Credo che mio nonno ebbe un ruolo fondamentale nel rendere Las Vegas centro nevralgico dell’ospitalità e capitale mondiale del divertimento”.  Ad oggi la proprietà è ancora operante come Binion’s Gambling Hall e Hotel Apache nel centro di Las Vegas. “Sento di avere un legame molto forte con quest’uomo con cui purtroppo non ho avuto la possibilità di trascorrere il tempo che avrei voluto – conclude Gina Silvagni Perry – Credo che molto di ciò che sono diventata lo devo a lui, alla sua volontà di successo e di portare a termine i suoi progetti. La storia si sta perdendo – conclude – io voglio preservarla”.

Per chi volesse conoscere di più sulla nascita di Las Vegas e sugli uomini e donne che contribuirono al suo successo YouTube ha di recente distribuito il documentario The city of Las Vegas, the early years. Nella terza parte che andrà in onda nella primavera 2021 Gina Perry Silvagni racconta come suo nonno divenne uno dei protagonisti della storia di Las Vegas, i suoi successi, le battaglie, il suo lascito.  

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