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Lo Duca esperto di erotismo fuggito a Parigi dopo un duello e lì rimasto per tutta la vita

Intellettuale siciliano, storico del cinema e dell’erotismo, dalla Francia ha contribuito con le sue opere a riempire "l'inferno delle biblioteche"

La copertina di "L'erotisme au cinéma"

Più o meno un’ora e mezzo di treno, partenza da Châtelet, arrivo a Hericy, via Paris Gare De Lyon e Melun. Si arriva così a Samois-sur-Seine, città di Île-de-France. Magari viverci no, ma un soggiorno è piacevole: si adagia per alcuni chilometri lungo la Senna, sulle rive della foresta di Fontainebleau, e il suo famoso castello.

Giuseppe Lo Duca nella copertina di Archives

Come ovunque nel mondo, anche qui ci si imbatte in qualcosa di italiano: non la solita pizzeria. Piuttosto la Biblioteca Comunale. Ha un nome “tricolore”: “Bibliotheque Lo Duca”. È dedicata a Joseph-Marie Lo Duca, “scrittore e artista di vasta cultura, la cui attività intellettuale spaziò in molteplici direzioni sempre ai massimi livelli”. Morto il 6 agosto 2004 a Fointainebleau.

Curioso personaggio, questo Lo Duca. Per darne un assaggio, la dedica, ricavata da un suo libretto “L’objet”, pubblicato in tremila esemplari dall’editore Jean-Jacques Pauvert e acquistato per poco da un antiquario della parigina Rue de Seine. Chissà: potesse parlare, che storia dietro le spalle.

Veduta di Samois-sur-Seine (wikimedia/Myrabella)

Rettangolare, una copertina verde pisello lievi tracce d’uso (buon segno: qualcuno l’ha letto), è appartenuto alla scrittrice Alba de Cespedes. “Mi augurerei”, si legge nella dedica, “farla complice di questa azione per la libertà (1); testimone, mi basterà. Suo Lo Duca”.

Lo Duca con quell’1 tra prentesi, rimanda a pag.41, il paragrafo finale: “La morale sexuelle consiste dans cette régle fondamentale et générale: ne pas porter atteninte à autrui, paer vice de consentement, par piège physique ou contrainte psychique. Le reste appartient entièrement à la vie”. Vale per oggi, figuriamoci allora.

Di Lo Duca scrive Leonardo Sciascia in una nota per “L’Ora” di Palermo, una rubrichetta in prima pagina chiamata: “Coincidenze e incidenze”.  La recupera, successivamente, nella raccolta di riflessioni “Nero su nero”.

Leonardo Sciascia (Illustrazione di Antonella Martino)

“Lo Duca – annota Sciascia – è un siciliano di Cefalù che 45 anni fa, per un duello che ebbe con lo scultore Arturo Martini, scappò a Parigi per qualche settimana, il tempo di far dimenticare alla polizia quella piccola infrazione: e ci restò invece per tutta la vita. Storico del cinema e dell’erotismo, ha dato vita in questo dopoguerra a quella collana di erotologia pubblicata da Pauvert che è dilagata in tutto il mondo. I cosiddetti ‘inferni’ delle biblioteche, e cioè quelle sezioni che raccolgono testi e immagini dell’erotismo più spinto e sono tenute sottochiave, non hanno segreti per lui. Il ‘gallismo’ siciliano – quello dei personaggi di Brancati – è in lui diventato erudizione, cultura…”.

Questa la “presentazione”. Ma non è della “competenza” in fatto di erotismo di Lo Duca, cui Sciascia parla nella sua nota; quanto del fatto che da lui riceve la riproduzione di una conversazione con il poeta Paul Valéry, pubblicata nel 1957, cento esemplari appena. A un certo punto, Valéry se ne esce con: “Tutta la storia è un falso, e per conseguenza è inutile. Non ho mai subito la seduzione della storia”. A sostegno di una così drastica affermazione racconta di aver letto una lettera autografa del generale sir Henry Shrapnell, scritta qualche giorno dopo la battaglia di Waterloo: “Sono stati i miei nuovi obici a vincere la guerra”, scrive il generale; e Valéry a commento: tutto quello che ci hanno raccontato finora su Waterloo è falso: sono stati i proiettili Shrapnell – e cioè gli shrapnell di cui si è poi tanto parlato cent’anni dopo, nella Prima guerra mondiale – a vincere la battaglia.

Entra attivamente in campo Lo Duca, piccolo episodio che rivela del personaggio: stimolato dalla riflessione di Valéry, cerca una prova, e infine la trova. Nella “Certosa di Parma”, Stendhal descrive appunto la battaglia di Waterloo: gli schizzi di terra fangosa che volano a tre o quattro piedi di altezza non possono essere effetti di fucileria: si spiegano appunto come effetti degli shrapnell. Un giro tortuoso: Valéry che parla con Lo Duca, che non convinto del tutto, cerca una prova trovandola in Stendhal, prediletto autore di Sciascia, e quest’ultimo che infine conclude: “Ecco dunque che, ancora una volta, un romanzo dice una verità che i libri di storia non dicono…”.

“La dolce vita”, Lo Duca

La storia e il romanzo, i romanzi… Ma per tornare a Lo Duca. Fugge a Parigi, in seguito a un duello, l’intenzione è starci nascosto per qualche giorno. Ci resta tutta la vita…Già questo solo incuriosisce. Nella capitale francese Lo Duca è insieme critico d’arte, giornalista, studioso di cinema e arte erotica; scrive romanzi, realizza cortometraggi; con André Bazin, nel 1951, fonda i “Cahiers du Cinéma”, e da quelle pagine transita tutta “Nouvelle Vague”: Éric Rohmer, Jacques Rivette, Jean-Luc Godard, Claude Chabrol, François Truffaut… La sua “Storia del Cinema” è tradotta in mezzo mondo. Il suo primo libro, “La sfera di platino”, del 1927, affascina Filippo Tommaso Marinetti, che ne vuole scrivere la prefazione. Coltiva una quantità di interessi, ma sono due le grandi passioni: il cinema e l’eros. Via via, pubblica: “Eros im Bild” (1942), con prefazione di George Bataille; “L’erotismo nel cinema” (1945); “Storia dell’erotismo” (1968); “Dizionario di sessuologia” (1972); “Manuel des confesseurs” (1982); “Luxure de luxe, arte erotica nei fumetti da Botticelli a Lichtenstein” (1983), che collega artisti del fumetto come Pichard, Crépax, Lauzier, e i grandi maestri del passato. Ma scrive anche di “Louis Lumière inventore” (1948); “Le dessin animé” (1948) con prefazione di Walt Disney; una introduzione alle “Conversazioni in Sicilia” di Elio Vittorini; la versione francese de “La dolce vita” di Federico Fellini.

Con l’editore Jean-Jacques Pauvert cementa un sodalizio all’insegna della libertà e dell’anticonformismo. Un bello spirito anche Pauvert: comincia come bouquiniste e libraio; nel 1945 si fa editore. Il suo primo successo è “Histoire d’O”, scritta da una misteriosa Pauline Rèage (ovvero: Dominique Aury). In seguito, pubblica le “Oeuvres complètes” del marchese De Sade, ben trenta volumi. Pubblicazione che gli costa una quantità di processi per immoralità. Nel suo catalogo Bataille, Charles Fourier, Raymond Roussel, André Breton, Boris Vian, Tristan Tzara…Una leggenda, nel mondo editoriale francese. “Mio padre”, lo ricorda la figlia Camille all’indomani della morte a 88 anni a Tolone, “era un grande editore, un combattente per la libertà contro ogni forma di censura”.

Il libro sull’editore Jean-Jacques Pauvert

Il suo “L’érotisme au cinéma” è un classico. Fotografie attentamente selezionate con cura certosina, arricchite da raffinate didascalie; un’idea di cinema che non ammette replica, scolpita da affermazioni sul filo del paradosso: “Il cinema della cultura occidentale è interamente fondato sulla dinamica dell’erotismo. Il sesso, per il cinema, diventa un polo permanente d’attrazione; i diversi intrecci si sforzano di dargli un’aureola d’arte, ma rimane l’ossessione larvata del desiderio. Il resto è letteratura, storia, estetica ed etica del cinema. Cioè, pressappoco, nulla”.

Per lui Lo Duca cura la Biblioteca Internazionale di Erotologia, la più famosa collana erotica del mondo, importante non solo per l’aspetto testuale ma anche per la ricca documentazione iconografica, all’interno della quale viene ripubblicato il suo libro forse più noto, “Il Diario segreto di Napoleone Bonaparte”, prefazione di Jean Cocteau: “Un apocryphe plus vrai que nature”, per il quale André Breton aveva scritto alla sua prima uscita nel 1948 un’entusiastica nota critica. Da queste note, si comprende bene lo spirito della dedica-appello alla De Cespedes. Chissà se raccolto.

Un piccolo mistero dove e quando nasce. A dar credito a un paio di necrologi pubblicati su “Liberation” e “La libre Belgique”, nel 1905; cinque anni dopo, se presta fede a un necrologio pubblicato su “Le Monde”. A Milano. Siciliano di Cefalù, scrive Sciascia nella sua nota su “Nero su nero”. Origine siciliana? Però pare che la famiglia di Lo Duca fosse originazia di Milazzo…

Il cerchio si chiude. Buona fortuna a chi frequenta le librerie antiquarie.

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