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Silvia Limoncini e il saluto della comunità di New York alla diplomazia fatta col cuore

La console generale aggiunta torna a Roma dopo quattro anni a Park Avenue: al Consolato Generale l'omaggio a una professionista di valore e sensibilità

La Console Generale Aggiunta Silvia Limoncini tra il vice console Riccardo Cursi e il Console Generale Fabrizio Di Michele (Servizio fotografico di Federica Carlet)

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La Console Generale Aggiunta Silvia Limoncini tra il vice console Riccardo Cursi e il Console Generale Fabrizio Di Michele (Servizio fotografico di Federica Carlet)

La console generale aggiunta Limoncini tra il Console Generale Di Michele e il Direttore Istituto Italiano di Cultura Fabio Finotti

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La console generale aggiunta Limoncini tra il Console Generale Di Michele e il Direttore Istituto Italiano di Cultura Fabio Finotti

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La console generale aggiunta Silvia Limoncini con il Console Generale Fabrizio Di Michele

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La console generale aggiunta Silvia Limoncini con il Console Generale Fabrizio Di Michele

Limoncini con il figlio

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Limoncini con il figlio

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Foto di Federica Carlet

La Console Generale aggiunta Silvia Limoncini, dopo quattro anni di intenso lavoro al Consolato di Park Avenue, torna a Roma. Mercoledì al Consolato – anzi,  nella sala collegata da un balcone dell’Istituto Italiano di Cultura, dove l’aria condizionata funzionava meglio – c’è stato un evento con diversi esponenti delle comunità per salutare la diplomatica che, soprattutto nell’ultimo anno,  ha lavorato occupandosi degli italiani a New York alle prese con la pandemia.

Così il saluto del Console Fabrizio Di Michele:

“Ci dispiace che Silvia Limoncini ci lasci ma siamo anche contenti perché ha davanti un’importante incarico che ricoprirà a Roma. Per me che sono appena arrivato è stata la vera traduttrice del funzionamento della macchina consolare e ci dispiace che ci lasci proprio nel momento in cui dopo il covid la stiamo facendo ripartire.

Per i Comites e le Associazioni italo-Americane è stata un costante punto di riferimento negli ultimi 4 anni, un esempio di professionalità che tanti ci invidiano…. e  per prendere spunto anche dal mio predecessore Francesco Genuardi, la Limoncini è la sponda solida che tutti vorrebbero avere quando arrivano in un consolato grande e importante come New York”.

Limoncini, nata a Perugia e laureatasi in Scienze politiche nell’università della sua città e che prima di arrivare a New York aveva già lavorato all’Ambasciata d’Italia a Washington, all’Ambasciata d’Italia a Londra e a quella di Riad, è apparsa commossa per la calorosa accoglienza. Ha ringraziato tutti i collaboratori chiamandoli per nome e lo stesso nuovo console Di Michele col quale, arrivato da soli tre mesi, ha stabilito uno straordinario rapporto di collaborazione così come con gli altri due vice consoli. “D’ora in avanti – ha detto la diplomatica – mi dispiace che rimarrà solo Irene Asquini come unica donna – tra i diplomatici che affiancano il Console Generale –   ma la squadra è assolutamente la migliore… Il nostro lavoro ci porta a cambiare ogni 4 anni, ma non è detto che prima o poi non ci sia un ritorno in una città stupenda come New York che lascio con rimpianto”.

Limoncini ha avuto un ringraziamento particolare per “mio figlio, che aveva 13 anni quando è arrivato che ha combattuto la pandemia con la madre spesso impegnata al lavoro. Ma oggi che ne ha 17 questa esperienza gli è servita a crescere più in fretta e a diventar più indipendente e di questo ne sono orgogliosa”.

Limoncini con il figlio

Limoncini ci ha detto di aver apprezzato “la quantità d’Italia che si trova dentro New York. L’Italia qui è ovunque”.

Le abbiamo chiesto quale ricordo di questi cinque anni a New York le rimarrà più impresso e la console ci ha riposto così: “Sono tanti ma uno in particolare, avvenuto abbastanza recentemente, non lo dimenticherò mai: quando sono andata a trovare un connazionale che aveva appena avuto una perdita gravissima di un familiare. Ho sentito tutto il valore della mia professione in quell’abbraccio che ho dato e ricevuto. Ho sentito come il nostro lavoro si esprima al massimo non solo quando si deve conoscere e applicare alla lettera certe procedure, ma quando entra in gioco la nostra umanità nei confronti di chi ci occupiamo. Amo questo lavoro”.

Nel salutarla, siamo certi che tra un paio di anni, la brava e sensibile diplomatica italiana la rivedremo ambasciatrice in qualche capitale del mondo.

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