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Stallo sulla riapertura dei confini con gli Usa: si spera per il Labor Day, il 6 settembre

Si rilassano le regole con il Canada. Con Regno Unito e UE continua il braccio di ferro diplomatico che non sembra produrrà risultati prima della fine dell’estate

Restrizioni ai Viaggi - Foto di Geralt

La riapertura dei confini americani era attesa per il G7, svoltosi ormai un mese fa. Invece, in quell’occasione, il presidente Biden aveva annunciato l’istituzione di una task force sovranazionale, composta da USA, UE, Messico, Canada e Regno Unito, per definire la strategia di riapertura dei confini.

Per la verità non si può parlare di coordinazione tra questi paesi nelle riaperture dei confini a turisti e lavoratori: le regole si sono rilassate tra USA e Canada e si parla di una riapertura ai turisti il 21 di luglio; i turisti messicani possono entrare negli USA, anche se solo tramite aereo e fornendo il risultato negativo di un tampone; con il Regno Unito, che ancora non intende far entrare i viaggiatori americani se l’amministrazione Biden non permette lo stesso ai suoi cittadini, è in corso un braccio di ferro diplomatico che non sembra produrrà risultati prima della fine dell’estate, e con l’Unione Europea la situazione è in stallo. I cittadini americani vaccinati o negativi al Covid possono recarsi nell’Unione per turismo già da diverse settimane, ma la reciprocità ancora manca.

Aeroporto (unsplash.com)

Interrogata sul punto, Gina Raimondo, Segretario al Commercio, ha assicurato che la riapertura dei confini a turisti e business è una “priorità assoluta” per il governo, pur senza fornire date precise. “Capiamo il messaggio forte e chiaro, e tutto quello che posso fare è assicurarvi che ce ne stiamo occupando”, ha detto la Raimondo. “Sto facendo tutto quello che posso per aprire dei corridoi chiave per i viaggiatori per lavoro a livello internazionale”, ed ha dato una vaga indicazione temporale: “spero che dopo il Labor Day vedremo un bell’aumento nei viaggi per lavoro e internazionali”. Il Labor Day si celebra il 6 settembre.

Gli esperti non sono d’accordo con la strategia utilizzata dall’amministrazione USA finora: “non ha senso, se guardiamo la lista di paesi (che non possono entrare, ndr), è insensata”, ha detto Lawrence Gostin, direttore dell’O’Neill Institute for National and Global Health Law alla Georgetown University. “Anche se si potesse accuratamente scegliere a chi riaprire, che in realtà non è possibile, nel tempo in cui le nuove regole diventano effettive la situazione è già cambiata”, ha spiegato citando l’esempio di India o Brasile. Il professor Gostin sostiene quindi che l’amministrazione dovrebbe pensare in modo più creativo: “se vogliamo tornare alla normalità non possiamo vivere in una bolla. Dovremo riaprire il turismo internazionale ed il commercio, come capiscono gli altri paesi.”

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