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Perché sostenere la mozione nel Parlamento italiano per difendere Colombo negli USA

La deputata abruzzese del PD Stefania Pezzopane spiega le ragioni del voto favorevole del suo partito alla mozione presentata alla Camera da Fucsia Nissoli

di Stefania Pezzopane

Christopher Columbus and Mother Cabrini ( Illustration by Antonella Martino )

Il Columbus Day è parte fondante della storia americana e oggi rappresenta l’eredità culturale italiana negli Stati Uniti.

L’esigenza di questa mozione nasce a seguito dei recenti episodi di intolleranza, volti a distruggere statue che raffiguravano Colombo. A partire dal 2017, infatti, vi furono, diversi fatti di intolleranza verso alcuni simboli della storia americana ivi compreso Cristoforo Colombo, icona per gli italiani d’America che celebrano il Columbus Day, voluto nel 1937 dal Presidente Roosevelt, fino al punto che a Los Angeles nel 2017 veniva votata a stragrande maggioranza la cancellazione del Columbus Day.

Tale fatto si inserisce in un’azione di rimozione storica e culturale della figura di Colombo dalla vita pubblica americana. Lo stesso Presidente Mattarella, durante la sua visita negli Stati Uniti, nel corso delle dichiarazioni alla stampa, ha avuto modo di sottolineare come Cristoforo Colombo abbia aperto orizzonti di conoscenza, ponendo in collegamento continenti fino ad allora sconosciuti l’uno all’altro.

Per molti italoamericani, il vandalismo nei confronti di Colombo è considerato un insulto etnico. Per questo, sono state molteplici le iniziative degli italiani d’America, orgogliosi del patrimonio culturale. La comunità italiana degli Stati Uniti è una realtà culturale da sostenere e Colombo è un importante simbolo della relazione con l’Italia.

Gli italiani in America si sono fatti tradizionalmente strada in tutti i settori della vita del Paese (politica, economia, arte, cinema, scienza e ricerca, sport). La loro presenza costituisce un ponte al più alto livello fra Italia e USA, attraverso l’apporto allo sviluppo e al rafforzamento delle relazioni bilaterali.

All’immigrazione tradizionale, iniziata nella seconda metà dell’Ottocento e proseguita a fasi alterne per tutto il secolo scorso, si è negli ultimi anni affiancato un nuovo flusso di arrivi dall’Italia.

Un dato testimoniato anche dal numero crescente di iscritti all’Anagrafe Consolare degli Italiani all’Estero (AIRE). Tra il 2016 e il 2020 i registrati AIRE sulla rete consolare negli USA sono passati da 262 mila a 308 mila (aggiornamento 31 maggio 2020), con un incremento di medio annuo del 5 per cento (46 mila iscritti in più).

Si tratta di un flusso di arrivi prevalentemente costituito da professionisti, personale qualificato, il più delle volte in possesso di titoli di studio universitari e specializzazioni. Numerosi anche sono i giovani imprenditori che investono nel Paese conservando però in Italia il centro principale dei loro interessi.

Il numero di ricercatori italiani che in vari ambiti operano negli Stati Uniti è oggi superiore ai 15 mila. E sono più di 4,000 i ricercatori italiani che fanno parte del network ISNAF (Italian Scientists and Scholars of North America Foundation), e moltissimi i medici che hanno dato un eccezionale contributo al contrasto alla pandemia negli Stati Uniti.

Secondo i dati del censimento del 2010, gli americani di origine italiana sono 17,3 milioni (quarto gruppo etnico di origine europea dopo tedeschi, irlandesi e inglesi). Le due principali organizzazioni italoamericane, NIAF e OSIA, stimano che ci siano almeno 25 milioni di americani di origine italiana. Da anni assistiamo ad una crescente attenzione per l’Italia da parte della comunità italoamericana, attratta dallo stile di vita italiano e dalla nostra qualità di vita, nonché dall’affermazione dell’immagine dell’Italia nei campi più diversi, dalla cultura alla moda, dal design alla gastronomia e all’enologia, dalla ricerca alla tecnologia avanzata.

Diretta conseguenza è quindi la crescita dei viaggi turistici in Italia, l’aumento degli studenti di lingua e cultura italiana, nonché l’aumento delle domande di doppia cittadinanza italiana.

I rapporti tra Italia e Stati Uniti risalgono a ben prima della nascita del Regno d’Italia, nel 1861, dai contatti dei patrioti del Risorgimento in terra americana, ma quell’anno segnò l’avvio delle relazioni diplomatiche.

I due paesi proseguono il percorso di intesa rafforzato all’indomani della Seconda guerra mondiale con la nascita dell’Alleanza Atlantica, fondata su principi e valori comuni.

E proprio questo legame è stato rivendicato con forza in quest’Aula anche dal Presidente Draghi, ribadendo ancora una volta come “l’ancoraggio alle relazioni transatlantiche sia, insieme all’europeismo, uno dei pilastri della politica estera di questo Governo. Intendiamo perseguirlo sia sul piano bilaterale sia negli ambiti multilaterali, come la Presidenza italiana del G20.”

E lo stesso presidente americano Biden, in occasione dei 160 anni delle relazioni diplomatiche tra Italia e Stati Uniti, ha affermato che “Gli Stati Uniti e l’Italia restano amici stretti e alleati vitali. le nostre nazioni condividono una profonda e duratura amicizia, rinforzata dai legami di famiglia e dalla cultura che unisce la nostra gente. E’ una relazione particolarmente significativa per milioni di orgogliosi americani che hanno le loro radici in Italia, compresa mia moglie Jill”.

Il contesto globale tortuoso e i mutamenti all’ordine del giorno rappresentano il fulcro dell’agenda quotidiana della Nato, a cui il nostro paese partecipa con convinzione e impegno. Ve ne è piena espressione nelle sfide internazionali da un lato, come ad esempio il sostegno italiano in Afghanistan e Iraq, nei Balcani, nel Corno d’Africa e nel Sahel, nell’ambito della coalizione contro il terrorismo.

Ma l’impegno, in questo momento, è ancor più incentrato sulla lotta globale alla pandemia e nel contrasto al cambiamento climatico, sfide che l’Italia sta affrontando in primo piano dando un contributo effettivo attraverso la presidenza del G20 e la co-presidenza della COP26. Italia e Stati Uniti restano forti alleati contro sfide di un contesto globale in continua evoluzione, membri della stessa comunità di valori che si riconosce nella NATO, alla quale l’Italia partecipa con convinzione e rinomato impegno, e coopera in sedi come il G7, G20, OCSE e Nazioni Unite.

Per tutto quanto rappresentato, in conclusione non possiamo che essere sostenitori, quindi, di questa mozione, chiedendo che il Governo continui a proseguire l’attività politica e diplomatica per salvaguardare l’eredità culturale italiana negli Stati Uniti, anche attraverso la celebrazione del Columbus Day e continuando a sostenere la sua nutrita comunità di italiani e italo-americani che negli Stati Uniti portano avanti i valori comuni, in tutti i settori della vita del paese, rafforzando con l’azione quotidiana la profondità dei legami che ci uniscono. A tal proprosito, sono più che mai calzanti, le parole del presidente Mattarella: “oggi, sempre più persone, e tra loro numerosissimi giovani, considerano Stati Uniti e Italia come una casa nella quale vivere e muoversi in entrambe le direzioni, contribuendo, con passione e determinazione, a proiettare i nostri paesi nel futuro”.

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