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L’Italia attrae gli americani: +400% di richieste cittadinanza solo nel 2020

La compagnia Italian Citizenship Assistance ha spiegato perchè i cittadini statunitensi chiedono il documento italiano, illustrando chi possa farne domanda

Il passaporto italiano e quello degli Stati Uniti - Attorney Simone Bertollini

Si potrebbero utilizzare molteplici espressioni per definire l’anno 2020: l’anno del lockdown, l’anno delle strade e delle città vuote, l’anno della solitudine, l’anno del movimento Black Lives Matter, ma anche l’anno del cambiamento, l’anno in cui la natura ha ripristinato il suo equilibrio, l’anno della speranza. Proprio la speranza è stata il sentimento che ha portato numerosi cittadini statunitensi con origini italiane a riflettere sull’importanza dell’eredità culturale che è stata loro trasmessa. Oltre alle questioni sanitarie e ambientali emerse a livello globale, negli Stati Uniti le tensioni politiche e l’incertezza che ha avvolto le elezioni presidenziali alla fine del 2020 hanno agito da fattori catalizzatori per le richieste di cittadinanza italiana, le quali sono aumentate del 400% rispetto al 2019, come riscontrato dalla compagnia Italian Citizenship Assistance. Infatti, acquisire la cittadinanza italiana è attraente non solo per il desiderio di stabilire una connessione con le proprie origini italiane, vivere una vita tranquilla e godersi la cosiddetta Dolce vita, ma anche per altre ragioni tra cui poter usufruire di un sistema sanitario nazionale a basso costo e di elevata qualità, accedere all’istruzione terziaria ad un costo moderato, avere a disposizione un mercato immobiliare competitivo e ottenere il diritto di risiedere e lavorare ovunque nell’Unione Europea.

Quelle appena citate sono le principali ragioni che giustificano l’incremento senza precedenti delle domande per ottenere la cittadinanza italiana, come osservato da Italian Citizenship Assistance (ICA).
Ci sono diversi percorsi possibili per acquisire la cittadinanza italiana; il discrimine principale è l’avvenuta naturalizzazione dell’avo Italiano attraverso cui un individuo rivendica la cittadinanza italiana, e se tale naturalizzazione ha avuto luogo prima della nascita del figlio. Come regola generale, una persona può fare domanda di cittadinanza italiana per discendenza se l’antenato che è nato in Italia non si è mai naturalizzato o se si è naturalizzato dopo la nascita del figlio, e se nessuno degli ascendenti che si trovano nella linea di discendenza diretta del richiedente ha mai formalmente e volontariamente rinunciato al proprio diritto di ottenere la cittadinanza italiana.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a San Francisco,all’Università di Stanford al Forum sull’Innovazione Italia-USA ,in occasione della Visita Ufficiale negli Stati Uniti d’America – foto di Francesco Ammendola, Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

Tuttavia, ci sono numerose eccezioni alla regola generale appena esposta. Per esempio, se l’avo di sesso maschile si è naturalizzato prima della nascita del figlio nato all’estero, colui che è intenzionato a fare richiesta per acquisire la cittadinanza italiana potrebbe non essere idoneo per fare domanda tramite il consolato ma potrebbe rivendicare il suo diritto in tribunale e individuare come antenato di partenza l’avo italiano di sesso femminile, in quanto prima del 22 settembre 1922 le donne italiane acquisivano automaticamente la cittadinanza del marito tramite il matrimonio. Questa legge è ora considerata illegale e discriminatoria nei confronti delle donne e, di conseguenza, anche in questo caso è possibile rivendicare la cittadinanza italiana tramite un procedimento giudiziario. Un’altra strada attraverso cui è possibile reclamare la cittadinanza italiana è il caso 1948. Il 2 giugno 1946 l’Italia è formalmente diventata una repubblica e la sua Costituzione è entrata in vigore il 1° gennaio 1948. La Costituzione Italiana ha concesso parità di diritti a uomini e donne. Di conseguenza, le donne italiane hanno ottenuto il diritto di trasmettere la cittadinanza italiana ai figli, ma solo per coloro nati dopo il 1° gennaio 1948. Questo è il motivo per cui se l’antenato di sesso femminile ha dato alla luce un figlio prima di quella data, è possibile intraprendere un procedimento giudiziario in Italia per reclamare il proprio diritto ad ottenere la cittadinanza italiana in virtù della retroattività di tale legge. Al contrario, se il figlio dell’ava nella linea italiana è nato dopo il 1° gennaio 1948, è possibile presentare domanda di cittadinanza presso un consolato italiano o un comune in Italia.

Per quanto riguarda i documenti richiesti e il processo in sé, in generale il richiedente deve presentare tutti i documenti anagrafici dei propri discendenti. Questi documenti includono copie certificate degli atti di nascita, di matrimonio, di morte, di divorzio (laddove vi è questa eventualità) e i documenti di naturalizzazione dell’antenato italiano o delle prove che tale naturalizzazione non è mai avvenuta. Questi documenti dovranno essere legalizzati con Apostilla e tradotti in lingua italiana. Infine, essi dovranno essere inviati al Tribunale di Roma, al Comune italiano o al consolato all’estero a seconda di quale percorso è stato intrapreso per ottenere la cittadinanza italiana. Se la domanda di cittadinanza ha esito positivo, il richiedente otterrà la cittadinanza italiana e verrà registrato presso l’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) dopodiché sarà emesso il suo passaporto italiano.

È bene sottolineare che oltre alle richieste di cittadinanza italiana per discendenza, è anche possibile acquisire la doppia cittadinanza per matrimonio e per residenza nonostante i requisiti e il processo cambino da quello esposto in precedenza. Per quanto riguarda la cittadinanza per matrimonio, per esempio, se la coppia risiede in Italia, il coniuge non italiano può fare domanda per ottenere la cittadinanza italiana dopo 2 anni dalla data di matrimonio o unione civile. Il numero di anni è dimezzato nel caso in cui la coppia abbia figli minorenni. Tuttavia, se la coppia risiede all’estero il coniuge non italiano può presentare domanda solamente 3 anni dopo il matrimonio o l’unione civile. Allo stesso modo, il numero di anni viene dimezzato nel caso in cui la coppia abbia dei figli minorenni. È bene evidenziare che queste regole si applicano anche alle unioni civili tra individui dello stesso sesso in quanto l’Italia ha formalmente riconosciuto il loro valore legale nel 2016. È importante ricordare il fatto che se una coppia risiede all’estero, il coniuge italiano deve essere registrato all’AIRE e deve aver trascritto l’atto di matrimonio nei registri italiani per mezzo del consolato italiano locale. Inoltre, il coniuge non italiano deve conseguire una certificazione linguistica di italiano di livello B1 e fornire un certificato di assenza di precedenti penali emesso da ciascuno Stato in cui ha vissuto a partire dall’età di 14 anni. Il requisito linguistico si applica solo a coloro che intendono presentare domanda di cittadinanza per matrimonio.

Fucsia Nissoli (al centro) tra i giovani italiani di Seattle

Infine, è possibile fare domanda di cittadinanza italiana per residenza. In generale, per i cittadini non comunitari è richiesta prova di residenza legale in Italia per 10 anni consecutivi. Dall’altra parte, per i cittadini dell’Unione Europea il periodo di residenza richiesto è ridotto a 4 anni. Ci sono altri casi in cui il periodo di residenza è più breve, come per i cittadini stranieri i cui genitori o nonni erano cittadini italiani alla nascita. In questo caso, il tempo di residenza in Italia richiesto è di soli 3 anni. Allo stesso modo di quanto avviene per le richieste di cittadinanza per matrimonio, i richiedenti devono superare un esame linguistico che certifichi la conoscenza della lingua italiana al livello B1, e devono procurare un certificato che attesti l’assenza di precedenti penali. Infine, per questa fattispecie sono richiesti anche dei requisiti di reddito, il quale non deve essere stato inferiore a € 8.263,31 annui nei 3 anni precedenti la data della richiesta.

Molte persone si sono chieste se l’emergenza sanitaria da Covid-19 abbia rallentato il processo per l’acquisizione della cittadinanza italiana. Se da un lato è vero che gli uffici negli Stati Uniti e in Italia hanno sperimentato delle difficoltà nel processare le richieste durante i primi mesi di lockdown e hanno riaperto solo poco tempo fa con personale in sede limitato, è anche vero che la pandemia ha introdotto nuovi metodi per elaborare le richieste ricevute. Per esempio, svariati consolati hanno iniziato a processare le nuove richieste online. Di conseguenza, è giusto affermare che la pandemia ha cambiato le nostre vite e specialmente il nostro modo di pensare e lavorare, ma ha anche aperto le porte a nuove opportunità per molte persone intenzionate a superare i confini nazionali e riscoprire la storia, la cultura e lo stile di vita italiano.

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