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9/11: al Consolato d’Italia a New York il ricordo delle vittime italiane e italoamericane

Ospiti del Console Generale d'Italia Fabrizio Di Michele, le famiglie riunite dal Cavaliere Giulio Picolli hanno letto i nomi dei propri cari scomparsi 20 anni fa

L’evento organizzato dal Consolato Generale d’Italia a New York per ricordare le vittime dell’11 settembre è uno dei pochi che si tiene ogni anno, fin dal primo anniversario della caduta delle torri. 

Il Consolato a New York ospita, da 19 anni a questa parte, le famiglie delle vittime italiane e italo-americane dell’attentato, in una cerimonia che comporta la lettura dei nomi dei loro cari e la messa in evidenza del valore che questi italiani, tra cui molti giovani, avevano per la comunità italiana a New York. 

Da sin. il Cavaliere Giulio Picolli e il Console Generale Fabrizio Di Michele al Consolato d’Italia a New York depositano una corona di fiori davanti alla scultura che ricorda le vittime italiane e italo americane (Foto di Vito Catalano)

Il Cavalier Giulio Picolli, coordinatore delle famiglie italoamericane ferite nell’11 settembre, aiuta fin dall’inizio ad organizzare l’evento, essendo il responsabile del lavoro d’archivio che ha permesso di riconoscere 215 vittime d’origine italiana. Picolli è spinto, oltre che dall’amore per la sua Italia, dal lutto subito dalla sua famiglia, avendo lui perso un figlioccio con la caduta delle torri gemelle.

La preghiera davanti al monumento che ricorda le vittime italiane di 9/11 al Consolato Generale d’Italia a New York (Foto di Vito Catalano)

Picolli continua a trovare nuovi nomi e nuove storie da aggiungere al suo registro, dato che le norme sulla privacy hanno a lungo impedito al governo americano e a quello italiano di condividere le nazionalità dei morti dell’11 settembre. 

La commemorazione ha avuto inizio con una cerimonia dal valore simbolico davanti al monumento alle vittime dell’attentato, costruito grazie all’impegno di Picolli all’ingresso del Consolato. I familiari delle vittime sono stati affiancati dai carabinieri e da un prete italiano, che ha celebrato la memoria dei morti con una preghiera. 

Dopo di che, il console generale Fabrizio de Michele ha sottolineato la sua gratitudine nei confronti di Picolli, e la ragione dell’importanza, per gli italiani, di ricordare quel giorno. 

“È un modo per il consolato italiano di sentirsi parte della storia di New York e del Tri-state, in una delle città più italiane fuori dall’Italia,” ha detto de Michele. “Qui al consolato proviamo grande solidarietà e orgoglio nei confronti delle famiglie delle vittime. Il tempo non potrà mai colmare il vuoto.”

La lettura dei nomi ha coinvolto varie personalità, tra diplomatici, accademici,  ufficiali dei carabinieri e familiari. A leggere si sono avvicendati: il Console Generale Min. Plen. Fabrizio Di Michele; l’Ambasciatore S.E. Maurizio Massari; V. Segretario Generale CGIE Comm. Silvana Mangione; Console Cesare Bieller; Console Aggiunto Irene Asquini; Cav. Joe Sciame; Console Aggiunto Riccardo Cursi; Cav. Josephine Maietta;  Generale dei Carabinieri (ONU) Fabrizio Parrulli; Claudio Pagliara Giornalista RAI; Console Onorario del NJ. Domenic Caruso; Sig.ra Gina Lia (Pres. Associazione Ieri/Oggi e Domani); Cav. Giulio Picolli.

David De Feo, Vincent Gallucci, Donna Giordano, Marie Pappalardo, sono solo alcuni dei nomi presenti nel libro di Picolli, da cui vengono estratti i nomi letti durante l’evento. Le storie di alcune delle famiglie sono così commoventi da permettere a Picolli di ricordarsele tutt’ora; come Deanna Lyn Galante, morta mentre era incinta, o la signora Severo, svenuta durante la cerimonia nel 2007 quando non fu chiamato il nome di suo figlio. 

Il Nunzio apostolico della Santa Sede alle Nazioni Unite, Gabriele Caccia, durante la preghiera per le vittime (Foto Vito Catalano)

Giulio Picolli, tanto nel 2007 quanto quest’anno, si è preso la responsabilità di tutti i nomi mancanti, tutti gli italiani dimenticati dopo la loro morte negli attentati dell’11 settembre. Lo scopo, ogni anno, rimane quello di ricordare e riconoscere la maggiore quantità possibile di italiani.

“Giulio Picolli ha fatto un bellissimo intervento, molto emozionante. Ha raccontato quello che significa essere italiani in questa circoscrizione consolare, con una ferita aperta che non si rimargina, ma con amore eterno per le vittime,” ha detto nel suo intervento la Vice Segretaria Generale della CGIE Silvana Mangione. “I sentimenti di tutti noi ci danno la forza di considerare l’oceano Atlantico un ruscello, che riunisce gli italiani in questa bellissima città a quelli sulla penisola.”

A molte delle famiglie presenti sono stati donati, da parte della polizia di New York, cofanetti contenenti due stemmi, in ricordo delle vittime. Nonostante circa la metà siano andati perduti per via dell’alluvione dovuta ad Ida, il Console in persona ha potuto distribuire i cofanetti a molte persone.

Il Console Generale Fabrizio De Michele con il Cavaliere Giulio Picolli, con la croce composta con il materiale del WTC: l’AIAE, con l’aiuto dei pompieri di New York, ;
l’ha donata a Picolli come premio per il suo operato nei confronti della comunità italiana di New York (Foto Vito Catalano )

Il cavaliere Picolli ha terminato il suo intervento parlando del suo figlioccio, un ragazzo laureato, figlio dei sacrifici dei suoi genitori, che è morto per lavorare. Ha ringraziato i genitori, Emma e Mario Calvi, per aver partecipato alla cerimonia ogni anno.

“Emma e Mario, come gli altri genitori, non hanno mai dimenticato. Grazie a voi per le vostre memorie, anche noi ci dimenticheremo dei vostri figli e dei vostri cari,” ha detto Picolli.

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