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Potenziamento della rete consolare: manca personale, inutile sventolare bandiera politica

Continua il mal funzionamento dei consolati italiani all'estero per mancanza di impiegati e certi timidi segnali non riusciranno a risolvere il problema

La sede a Park Avenue del Consolato Generale d'Italia a New York

La rete consolare è in affanno mentre il lavoro aumenta anche per le azioni da porre in essere per le elezioni dei Comites. I rinforzi non arrivano, se non qualche impiegato a contratto anche in quattro sedi del Nord e Centro America: Toronto, Città del Messico, Houston e San Salvador. La propaganda a fini elettorali non serve, una lucida analisi della realtà, viceversa, può aiutare la nostra rete diplomatica a risolvere problemi che stanno assumendo proporzioni preoccupanti.

Vale la pena ricordare che, nel corso degli ultimi 10 anni, al Maeci sono andati perduti circa 2500 posti nel contingente delle qualifiche funzionali, in ragione della politica della razionalizzazione in combinato disposto con il blocco del turn over decennale, mentre solo nella legge di bilancio per il 2018 è stata autorizzata l’assunzione di circa 277 funzionari, le cui procedure per il concorso si sono concluse con l’assunzione soltanto nel febbraio 2021.

Malgrado i numeri ed il cronoprogramma degli ultimi step assunzionali siano chiari, fa riflettere come qualche parlamentare eletto all’estero preferisca assumersi la paternità di iniziative distanti anni luce dal proprio operato, fuori e dentro al parlamento, frutto di confronti istituzionali e sindacali che si protraggono da anni e che nulla hanno a che vedere con la sua presunta attività.

In un momento complesso come quello in atto, dove si registra una carenza di personale senza precedenti, dove le nuove autorizzazioni assunzionali sono inadatte a colmare la penuria di personale e dove le procedure concorsuali vengono rimandate  ormai da quasi un anno, appare ridicolo continuare a sventolare dei timidi ottenimenti come una bandiera politica, omettendo le dinamiche istituzionali ed amministrative che ne hanno consentito l’attuazione e soprattutto non fornendo proposte risolutive da attuare sul breve e medio periodo.

Io stessa ho affrontato la questione con un’interrogazione depositata lo scorso maggio, nella quale ho ripercorso il cronoprogramma delle autorizzazioni assunzionali  e nella quale ho chiesto al Ministro come intenda dislocare i neo-assunti nella rete estera e con quali tempi, al fine di sopperire alla carenza di personale all’estero e alla necessità di smaltire e velocizzare pratiche e servizi destinati ai nostri connazionali.

Il Console Generale Fabrizio Di Michele davanti al Consolato d’Italia a New York (Foto di Terry W. Sanders)

Si tratta di una carenza di personale evidenziata anche dal Console Generale d’Italia a New York, Fabrizio Di Michele, che, in una intervista rilasciata a giugno a “La Voce di New York”, affermava:

“La realtà è una carenza generalizzata  negli organici che è il frutto, e non sto confidando nessun segreto, di un paio di decenni di concorsi bloccati. Per cui i nostri impiegati amministrativi andavano in pensione e non venivano sostituiti. E’ chiaro che questo ha gradualmente condotto ad una situazione di grave carenza che viene sofferta soprattuto all’estero e non solo a New York”.

Poche settimane ci separano dalla sessione di bilancio e le questioni sul tavolo sono molteplici, dal rifinanziamento dei capitoli MAECI, per il riadeguamento stipendiale del personale a contratto, all’autorizzazione per nuove assunzioni, da attuarsi inderogabilmente entro il 2022, onde evitare il tracollo della rete, al potenziamento della digitalizzazione e dei servizi per le comunità italiane.

In quella sede vedremo se, nei fatti, tutti noi eletti all’estero sapremo ottenere risultati concreti!

In quella sede apparirà evidente la volontà dei vostri rappresentanti, eletti all’estero, di intervenire in favore delle vostre istanze e necessità. È una questione di rispetto, nei vostri confronti, laddove la propaganda, basata su menzogne e notizie stravolte, non porta a nulla e, credo, non genera consenso. Abbiamo bisogno, viceversa, di affrontare la realtà per migliorarla. Io, come sempre, sono impegnata in questa direzione ed invito i colleghi a lavorare all’unisono perché l’unione fa la forza e la differenza. Vi terrò aggiornati.

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