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Identità digitale: lo SPID per gli italiani all’estero deve essere semplificato

Invito il Governo ad agire in tempi brevi nel creare una infrastruttura informatica tale da superare il "digital divide"

All’estero, entro il 1° gennaio 2023 si accederà ai servizi della Pubblica Amministrazione esclusivamente con il sistema SPID o con la CIE, quindi gli iscritti AIRE dovranno essere titolari di SPID entro il 31 dicembre 2022 per l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione.

L’Italia sta innovando molto i servizi pubblici ed un ruolo fondamentale lo sta avendo l’uso delle nuove tecnologie informatiche nella Pubblica Amministrazione.

Questo dovrebbe essere un punto di forza per contenere la burocrazia, semplificare organizzazione e attività, garantire la trasparenza propria di un’amministrazione aperta.  Purtroppo, l’obiettivo di disegnare un’amministrazione più agile e fruibile non sempre ha tenuto conto dello scollamento tra previsione giuridica, strumenti e attuazione per arrivare all’amministrazione che si vorrebbe.

Questo a maggior ragione quando bisogna intervenire ripetute volte per chiedere di garantire l’accesso ai servizi innovativi a una intera categoria di cittadini e cioè gli italiani residenti all’estero e iscritti all’apposito registro AIRE, quasi sei milioni di cittadini!

Infatti, i nostri connazionali hanno problemi, per esempio, ad ottenere lo SPID, cioè il sistema di accesso che consente di utilizzare, con un’identità digitale unica, ai servizi online della Pubblica Amministrazione e dei privati accreditati.

Per tale ragione, sin dal 17 febbraio scorso ho presentato una interrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri, Draghi, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Di Maio,  e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Orlando,  per chiedere che sia garantito un più adeguato e semplificato accesso al Sistema pubblico d’identità digitale (Spid) ma ad oggi non ho ottenuto ancora una risposta e, nonostante alcuni miglioramenti, i problemi continuano ad esistere.

Infatti, i nostri connazionali all’estero trovano ancora difficoltà ad ottenere l’Identità digitale poiché anche se, ad oggi non viene più richiesta obbligatoriamente la Tessera Sanitaria, che noi all’estero non abbiamo, vi è sempre la richiesta del codice fiscale che, normalmente gli iscritti AIRE non posseggono ed è difficile ottenerlo dall’estero.

Inoltre le procedure non sono standard e cambiano a seconda del fornitore, oltre a richiedere il pagamento di circa 30 Euro in anticipo senza alcuna garanzia sulla conclusione dell’operazione per i residenti all’estero le opzioni per la richiesta SPID sono ridottissime, per esempio con il fornitore PT è previsto solo l’utilizzo di un App PosteID la quale richiede la tecnologia NFC (Near Field Communication) che non tutti i cellulari hanno, per cui il fornitore SPID PT (poste) non è utilizzabile nella maggioranza dei casi.

Ritengo che nell’ammodernare la nostra Pubblica Amministrazione bisogna sempre avere una logica di non discriminazione e includere tutti i cittadini nel processo di cambiamento semplificando il più possibile, come sarebbe necessario per gli iscritti AIRE.

Per questa ragione è necessario, come ho chiesto al Governo, individuare un percorso facilitato per gli italiani all’estero per non discriminarli facendo in modo che l’eguaglianza enunciata in diritto corrisponda ad una eguaglianza nei fatti, applicando il principio di adattamento ai bisogni dei cittadini-utenti. Un principio che obbliga ad adeguare tempestivamente l’organizzazione ed il funzionamento del servizio non solo al contesto socio-economico, ma anche alle reali esigenze degli utenti. E chi più di coloro che vivono all’estero ha bisogno di fruire dei servizi online essendo distante dalla terra di origine, anche in considerazione del fatto che i consolati sono oberati di lavoro perché sotto organico?

All’estero, entro il 1° gennaio 2023 si accederà ai servizi della Pubblica Amministrazione esclusivamente con il sistema SPID o con la CIE, quindi gli iscritti AIRE dovranno essere titolari di SPID entro il 31 dicembre 2022 per l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione.

Mentre coloro che già sono muniti di credenziali per l’accesso ai portali informatici, diverse da SPID e CIE, potranno utilizzarle solo fino al 31 marzo 2023.

Quindi, il tempo stringe ed è necessario, in virtù del valore sociale dell’erogazione dei servizi pubblici e del principio di uguaglianza tra cittadini della stessa Nazione, garantire l’accessibilità al servizio in rete e quindi l’ottenimento dello SPID evitando discriminazioni tra cittadini che risiedono sul territorio nazionale e quelli che risiedono all’estero.

Del resto, il Codice dell’Amministrazione digitale, all’art. 12 afferma che «Le pubbliche amministrazioni nell’organizzare autonomamente la propria attività utilizzano le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la realizzazione degli obiettivi di efficienza, economicità, imparzialità, trasparenza, semplificazione e partecipazione nel rispetto del principio di eguaglianza e di non discriminazione…».

Tale norma, quindi, invita, di conseguenza, il Governo a creare i presupposti per attivare concrete possibilità di “facile accesso” alla rete, dal momento che questo accesso si pone come una componente della cittadinanza, come una pre-condizione della democrazia visto che l’accesso ai servizi online rappresenta una componente essenziale della nuova cittadinanza amministrativa.

Pertanto invito il Governo, anche dalle pagine di questo giornale, a porre in essere una politica rivolta a creare una infrastruttura informatica tale da superare il digital divide non solo sul territorio nazionale ma anche in riferimento alla grande Comunità italiana all’estero!

È ora di operare per facilitare l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione anche agli iscritti AIRE e sono fiduciosa che il Governo raccoglierà questa sfida al più presto!

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