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Sulle elezioni dei Comites non ci sono “furbetti”: parla la lista Cittadini di Frontiera

Dopo l'articolo pubblicato sulla Voce di New York il 30 ottobre, Sonia M. Alioto ha inviato una replica per conto della lista che guida

di Sonia M. Alioto

L’articolo qui pubblicato il 30 ottobre scorso sulle elezioni dei Comites denotava una grave carenza di informazioni in merito ai fatti commentati, al punto da rendere evidente il suo intento diffamatorio.

L’anonimo autore non dice a chi si riferisce di preciso quando parla dei furbetti del quartierino, gli scaltri, e chi avrebbe pronunciato la frase “leggi e normative mi fanno un baffo”, tuttavia cita le liste della circoscrizione consolare di San Francisco, dell’Aia e di Barcellona. Dal tono dell’articolo, e dalle affermazioni infamanti fatte in premessa, è dunque chiaro che si riferisce a liste di queste circoscrizioni, facili da individuare, dato che le notizie riportate sono già diventate di pubblico dominio. I riferimenti indiretti, escogitati (se così vogliamo dire) per evitare conseguenze penali, non servono dunque a nulla, se non per confermare l’atteggiamento ipocrita di chi non ha nemmeno il coraggio di firmarsi.

Ebbene, per quanto riguarda la lista di San Francisco, Cittadini di Frontiera, che rappresento, e che non ha certo bisogno di nascondersi sulla questione del modulo postato online, posso dire che nessun candidato tra noi fa il furbo o lo scaltro, né ha mai pronunciato la frase “leggi e normative mi fanno un baffo”. Sfido apertamente l’autore di questo articolo a provare il contrario. E per quanto riguarda l’accusa diretta che ci viene mossa, ossia quella di essere dilettanti allo sbaraglio, gli faccio una domanda: in che senso dilettanti? Per essere candidati di una lista bisogna forse essere professionisti candidati? E in che senso allo sbaraglio, perché per essere candidati bisogna forse avere un’esperienza da candidati? Mi chiedo se chi scrive sia veramente consapevole del significato delle parole che usa.

Passando poi al contenuto delle accuse: i moduli non ufficiali erano in realtà copie speculari di quanto pubblicato sul sito del Consolato, e avevano come scopo esattamente ed esclusivamente quello di facilitare e di incrementare le iscrizione degli elettori. Attraverso la compilazione online si poteva infatti evitare di stampare il modulo per firmarlo, e poi di scannerizzarlo per la spedizione via email. L’informazione di cui non è al corrente l’autore dell’articolo è che la lista Cittadini di Frontiera aveva chiesto al Consolato se poteva diffondere il modulo online, e ne aveva ricevuto l’approvazione. Quello che ha creato il malinteso è il fatto che il modulo doveva essere ricreato, perché solo così facendo sarebbe stato possibile firmarlo online. Chiarito il malinteso con il Consolato, il modulo è stato rimosso dalle pagine in cui era stato pubblicato.

Il Consolato per primo non ha mai dubitato della buona fede della nostra lista, mentre chi ci accusa di sbandierare l’intento di aiutare i connazionali insinua che questa procedura è stata creata, non per far iscrivere i connazionali alle elezioni, ma semplicemente per ottenere i loro dati. Bisogna invece riflettere prima di parlare, e chiedersi: a che scopo ottenere i dati degli elettori se poi questi non avrebbero potuto votare perché il modulo usato non era quello ufficiale? Peraltro, il dato dell’indirizzo email (richiesto anche nel modulo postato dal Consolato) non significa affatto che sarebbe stato usato dalla lista Cittadini di Frontiera. Sfido anche in questo caso l’autore dell’articolo a provare il contrario. Aggiungo per inciso che l’indirizzo email, come l’indirizzo postale, non sono definiti dati sensibili ma dati personali, il che, dovrebbe sapere chi scrive, fa una differenza non da poco.

Al di là delle critiche senza fondamento mosse verso la lista Cittadini di Frontiera, devo rilevare che chi scrive ha messo nel calderone una serie di fatti e circostanze che nulla hanno a che fare l’uno con l’altro; ad esempio, quando scrive “Tutto questo sapendo, peraltro, che la maggioranza della comunità italiana neanche richiederà di registrarsi al voto e non pensando che sono proprio queste storie e queste azioni ad allontanare sempre più dal voto gli aventi diritto” su quale base fa un’affermazione del genere? Ma veramente non si rende conto che molti italiani non sanno che cosa sono i Comites semplicemente perché i Comites non hanno gli strumenti (finanziari innanzitutto) per raggiungere tutta la comunità? Che molti italiani hanno avuto il riconoscimento della cittadinanza jus sanguinis e jus matrimoni, per cui purtroppo non sono coinvolti nelle questioni che riguardano la Comunità? Che il sistema dell’opzione inversa rende difficile la partecipazione alle elezioni?
Prima di parlare, autore ignoto, si informi dunque…e rifletta!

Sonia M. Alioto per conto della lista Cittadini di Frontiera.

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