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Un newyorkese in Liguria: come Lerici conquistò Henry James

Lo scrittore newyorkese traccia in "Italian Hours" un incantevole affresco della preziosa cittadina ligure

di Maria Luisa Eguez

Portrait of Henry James, charcoal drawing by John Singer Sargent (1912) (Wikipedia)

"Il grande merito della Spezia sta, ai miei occhi, nella barca che presi a noleggio, in un piacevole pomeriggio d’ottobre, per compiere la traversata del golfo – occorre circa un’ora e mezza – fino alla piccola insenatura di Lerici che si apre al suo esterno. Questa baia di Lerici è stupenda, circondata com’è da colline selvose grigioverdi; verso il mare ha il suo porto vanamente difeso da un antico e meraviglioso castello in rovina, proteso su un ardito promontorio che dà sull’imboccatura. Il luogo è un classico per tutti i viaggiatori inglesi perché – proprio in mezzo alla costa arcuata della baia, si trova la villetta, ormai disabitata, in cui Shelley trascorse gli ultimi mesi della sua breve esistenza (…). Essa s’affaccia direttamente sulla spiaggia con i suoi muri screpolati e una loggia ad archi aperta su di una piccola terrazza dalla balaustra granulosa che, quando spira il vento, s’inzuppa degli schizzi salmastri del mare"

Questa splendida pagina del grande scrittore statunitense Henry James (nato a New York il 15 aprile 1843 e scomparso a Londra il 28 febbraio 1916) che, in uno dei suoi numerosi viaggi attraverso l’Europa continentale, approdò «in un piacevole pomeriggio d’ottobre» nel Golfo dei Poeti, dalla cui bellezza rimase vivamente impressionato, sembra precedere a ritroso il legame giornalistico instaurato con la “Voce di New York”.

James traccia in Italian Hours (Greenwood Press, Westport 1977) questo incantevole affresco di noi:

«Il grande merito della Spezia sta, ai miei occhi, nella barca che presi a noleggio, in un piacevole pomeriggio d’ottobre, per compiere la traversata del golfo – occorre circa un’ora e mezza – fino alla piccola insenatura di Lerici che si apre al suo esterno. Questa baia di Lerici è stupenda, circondata com’è da colline selvose grigioverdi; verso il mare ha il suo porto vanamente difeso da un antico e meraviglioso castello in rovina, proteso su un ardito promontorio che dà sull’imboccatura. Il luogo è un classico per tutti i viaggiatori inglesi perché – proprio in mezzo alla costa arcuata della baia, si trova la villetta, ormai disabitata, in cui Shelley trascorse gli ultimi mesi della sua breve esistenza (…). Essa s’affaccia direttamente sulla spiaggia con i suoi muri screpolati e una loggia ad archi aperta su di una piccola terrazza dalla balaustra granulosa che, quando spira il vento, s’inzuppa degli schizzi salmastri del mare.

Il luogo è del tutto solitario, stremato dal sole, dalla brezza e dalla brina e intimamente a contatto con la natura, proprio come doveva essere la passione di Shelley. Posso ben immaginare con la fantasia un grande poeta lirico dei primi anni del secolo che, seduto sul terrazzo in una calda serata, si senta lontanissimo dall’Inghilterra. In quel posto e con la sua genialità, egli deve istintivamente aver percepito nella voce della natura una dolcezza che solo lo slancio poetico avrebbe saputo interpretare. È un luogo dove un pellegrino di lingua inglese può, con molta schiettezza, alimentare pensieri e sentirsi spinto verso l’espressione lirica. Io tuttavia devo accontentarmi di dire, in una prosa incerta, che ricordo ben pochi episodi del mio viaggio in Italia più vicini al mio cuore di quanto lo sia quel perfetto pomeriggio d’autun-no: la sosta di mezz’ora sul piccolo e fatiscente terrazzo della villa, la salita sino all’antico castello che domina Lerici in maniera davvero felice, la passeggiata piena di riflessioni nella luce che andava affievolendosi sulla spianata ricoperta di viti che guarda verso il tramonto e le montagne che s’oscurano laggiù, in lontananza, verso il mare tranquillo, oltre il quale la pallida facciata della tragica villa scruta intensamente il chiarore della luna».

Se James ha potuto affermare: «Ricordo ben pochi episodi del mio viaggio in Italia più vicini al mio cuore di quanto lo sia quel perfetto pomeriggio d’autunno», allora è doveroso anche da parte nostra ricordare questa sua testimonianza con rinnovata gratitudine.

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