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Un viaggio nel Midwest cercando i luoghi raccontati da “I ponti di Madison County”

Il diario di una viaggiatrice che, in un giorno qualunque, decide di esplorare gli Stati Uniti finendo tra gli sterminati campi di mais dell'Iowa

di Dania Ceragioli
Fall twilight falls over the Hogback covered bridge (Wikimedia)

Fall twilight falls over the Hogback covered bridge

Fall twilight falls over the Hogback covered bridge (Wikimedia)

I ponti di Madison County nella fotografia di Danila Ceragioli

I ponti di Madison County Usa

I ponti di Madison County nella fotografia di Danila Ceragioli

I ponti di Madison County nella fotografia di Danila Ceragioli

I ponti di Madison County

I ponti di Madison County nella fotografia di Danila Ceragioli

“Ci sono canzoni che nascono dall’erba punteggiata d’azzurro, dalla polvere di migliaia di strade di campagna. Questa ne incarna la poesia”. È questo l’inizio di una storia che ha condizionato una parte della mia vita, e forse di altri: la parte dell’attesa.

Chi non ha sperato che in un afoso pomeriggio di un giorno qualunque, un affascinante sconosciuto si affacci alla porta, sconvolgendoci la vita? Dopo tanto attendere, ho deciso di muovermi io. Ho intrapreso un lungo viaggio che mi ha portata nel Midwest degli Stati Uniti, sulle strade che conducevano a Winterset, nel cuore dello Iowa, in mezzo a sterminati campi di mais. Non so esattamente perché, ma sapevo di dover andare a vedere, anzi a sentire, i luoghi raccontati da Robert James Waller nel suo libro I ponti di Madison County, divenuto poi anche uno straordinario film diretto e interpretato da Clint Eastwood.

Iowa (pixabay)

Attraverso il diario di Francesca, si narra di un incontro fra due persone che fino a quel momento non avevano mai cercato nulla di diverso da quello che avevano, e che in soli quattro giorni scoprono nell’amore la forza originaria dell’esistenza. Si parla di giudizio, di rinuncia, di libertà e soprattutto si descrive una scelta, la scelta di vivere quel momento e far sì che diventi un patrimonio prezioso da cui poter attingere per il resto della vita.

Arrivo nella contea a pomeriggio inoltrato – come nella vicenda originaria – in un caldo pomeriggio di agosto, nubi minacciose si avvicinano, anzi sembrano addensarsi nel punto di arrivo. Tutto intorno è ancora fangoso, c’è odore di pioggia. Miglia e miglia di strade in mezzo a sterminati campi coltivati, in mano solo una piccola mappa recuperata dall’ufficio turistico locale. Mentre inizio a pensare di essermi perduta, ecco spuntare un cartello rosso con la scritta Roseman: sono emozionata.

L’idea è infatti quella di arrivare ai vecchi ponti coperti, gli scenari del racconto: il Roseman, il Cedar, l’Hogback. Ecco un torrente e a pochi metri di distanza si intravede il Roseman. Inizialmente ha la meglio la delusione; è un ponte un po’ anonimo quasi fagocitato dalla vegetazione. Tavole di legno sconnesse fanno risuonare i passi, mi avvicino lentamente e cerco di rivisitare quei luoghi attraverso la memoria. Il ponte è stato restaurato di recente si percepisce un penetrante odore di vernice.

Il ponte di Roseman, uno dei sei ponti coperti rimasti nella contea di Madison, oggetto del servizio fotografico di Robert Kincaid (wikimedia/SanjayFays)

Decido di scendere proprio nel punto in cui Robert Kincaid raccoglie un mazzolino di fiori di campo per Francesca; i fiori non ci sono, ma dentro di me qualcosa si muove, la suggestione è forte. All’interno del ponte, fra gli antichi assi, due piccioni stanno volando. Poso la mano sul corrimano, se ne percepisce il calore e rimango in ascolto di quel momento. Il temporale si preannuncia imminente, ci sono ancora gli altri ponti da trovare. Mi dirigo ancora ad ovest, non distano molto. Il Cedar è un ponte molto più piccolo, punteggiato da numerose frasi scritte e incise.

Ripenso alla magia del biglietto lasciato da Francesca a Robert “Se l’attira l’idea di un’altra cena, quando volano le falene, venga stasera dopo il lavoro. Qualunque ora andrà bene”. All’Hogback Bridge è quasi sera. Mi colpisce per il contesto in cui è inserito: un’ampia vallata in cui si snoda una strada che conduce direttamente al ponte. Rivedo Robert che sfila uno dopo l’altro i rullini fotografici, cercando di catturare le sfumature della luce. Ci sono viaggi che ti portano a incontrare semplicemente luoghi. Altri invece all’interno di un percorso introspettivo, di un’esperienza emotiva.

I Ponti di Madison County è uno dei film più celebrati dell’ attore e regista Clint Eastwood, che il prossimo 31 maggio compirà 91 anni. Una carriera costellata da tanti premi e riconoscimenti. Apprezzato prima ancora che in America, dove successivamente è stato consacrato, dal pubblico europeo che ha trovato nella sua filmografia un linguaggio semplice e profondo. I film di Eastwood hanno infatti la grande capacità di rivolgere lo sguardo all’interno, generando in chi li guarda una trasposizione con gli attori, tanto da divenire essi stessi parte narrante della storia.

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