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Vacanzieri di professione: ma forse l’America ce l’avete davvero voi, in Italia! 

Quando rientro in Italia, mi sento come un’aliena sul proprio pianeta, con un occhio a vista binaria costantemente programmato a “paragonare”

Giovani italiani a un lido di Mondello, Sicilia (Foto di Terry W. Sanders)

Lo sforzo per la partenza quest’anno è stato immane. Esitante fino all’ultimo, ho controllato che i confini fossero aperti pagando a caro prezzo una decisione presa troppo tardi. La trafila per trovare un centro Covid aperto in una Miami oramai già chiusa, 48ore prima della partenza; la paura che i risultati non arrivassero in tempo; compila e stampa i moduli Green Pass; tessera sanitaria del vaccino. Sei valigie, due iPad, un computer, due cuffie wireless, riviste e libri per me, un travel stroller per le notti balde.

Covid o no, io ho percorso tantissime tratte aeree negli ultimi sei mesi, indossando una fastidiosa mascherina, guanti e salviette imbevute di Lysol, con le quali ho pulito instancabilmente sedili, finestre, tavolo, appoggia testa, schermi, appoggia braccia e via dicendo. Ho gestito tanti pezzi e inspiegabili emozioni contrastanti. Il lungo e interminabile pianto per una città indimenticabile, New York; la gioia di una nuova ed entusiasmante meta, Miami Beach; il sorriso della terra madre che ti accoglie ogni volta come se fosse sempre la prima, cara Italia.

All’arrivo in aereoporto italiano, ordino: acqua frizzante, cappuccino, spremuta d’arancia, un cornetto ripieno al cioccolato o in sua assenza una sfogliatella. Inalo tutto di fretta e respiro profondamente. Ti ho mangiata tutta Italia! Eccomi sono arrivata.

Osservo il Vesuvio, mi asciugo la lacrima consuetudinaria, faccio qualche preghiera e, a volte, mi lascio anche trascinare dai cafoni di turno che applaudono all’atterraggio. Scendo e lo avverto: è l’odore del Golfo di Napoli. Ne percepisco la salsedine addosso, tra puzza di smog, odore di pizza e caffè Kimbo. Non esiste cosa più bella delle vacanze italiane. Ma perché?

Con la figlia in direzione Lido Mare Adriatico (Foto M.Z.)

L’unicità delle spiagge, del lido, della gente che ama lo speedo o gli occhiali alla Sophia Loren, le sigarette a manetta tra unghie super colorate mentre sorseggiano una Peroni congelata; le uscite in barca, tra gommoni privati, aliscafi affollati, feste serali in spiaggia. Covid what?

Un caffè ad ogni ora, bambini che piangono per l’ennesimo gelato o pizzetta della giornata; la puzzolente bubble gum marrone alla coca cola o rosa alla fragola. Voglio andare in acqua, sul pattino, sulla canoa, sulle giostrine. Si trascorre così la vita al lido, tra bikini, un bicchier di drink ed un caffè, una chiacchiera o troppe col vicino d’ombrellone. E si urla, non si parla, perché c’è il coro che canta a squarciagola il tormentone estivo. Per sentirsi uno, uniti e unici.

Li guardi, spaventata, non li capisci proprio più questi italiani. Dopo un po’ però ti prende la voglia e vai a scaricarti la canzone di sera per memorizzarla anche tu. Perché vuoi sentirti di nuovo parte, di quel gioco chiamato “Italia”, in quella grande partita d’amore che si gioca soltanto d’estate. I bar sono pieni, viva gli azzurri, hanno vinto gli europei dopo oltre 50 anni. Viva gli italiani delle Olimpiadi, tante medaglie d’oro. Pianti, urla, abbracci, tricolore appeso ovunque. Ho veramente scelto un bell’anno per esserci, no matter what. Il 2021 l’anno della rivincita e della ripresa, delle vittorie per un paese che ad inizio pandemia ha perso tante vittime innocenti. Ora, come se si stesse rigiocando tutto, per la rivalsa, per le decisioni e derisioni di questi ultimi mesi.

Quando rientro in Italia, mi sento come un’aliena sul proprio pianeta, con un occhio a vista binaria costantemente programmato a “paragonare”.

La nostra migliore professione è fare il vacanziere. L’America sta qui. Davvero non la vedete? Il sogno è tutto vostro.

Paragone monetario. Ho le tasche bucate! Vado al supermercato e acquisto cose come se non avessi una tasca per contenere gli euro, avessi una fame da lupo e sete da cammello. Perché la bottiglia di prosecco che a Lincoln center pagavo 12 dollari qui me ne costa 7 euro. Allora pace, me ne compro due.

L’odore delle case italiane. Ho sempre fame! Se fai una corsa a Central Park, senti l’odore di Bacon & Eggs e caffè bruciato di Starbucks. Se corri a Miami Beach senti l’odore di Fabuloso, tra una canzone di Maluma e la donna delle pulizie Cubana che lava con gli auricolari fingendo che la sua scopa sia magica e probabilmente un ballerino. Se corri in Italia a prima mattina senti l’odore del cornetto caldo al cioccolato, a pranzo odore di cucina dalle salse al sugo ai peperoncini.

I fatti e misfatti del popolo italiano:

  1. L’aria condizionata ti ammazza. Macché? Io vivo in un igloo con i pinguini. Non mi viene la febbre o il mal di gola, smettetela di inventare stupidaggini. Quando si dorme freschi si dorme bene! 
  2. Bidet, quanto mi manchi? Non esiste in America.
  3. L’odore di Mastrolindo e CIF. A Miami senti il Fabuloso, a NY odore di metro e pretzel.
  4. Lo speedo per gli uomini, ritorno alle mutandone per le donne, o triangolino super striminziti. Non c’è via di mezzo.
  5. Non si muore se si va a mare dopo aver mangiato.

Oh, e stavo quasi per scordarmi. Vivo in vacanza da una vita. Perché no? C’aveva ragione Irene Grandi – tra una discesa e una salita per me, una ragione non c’è. Nel paese dei Balocchi o Alice nel paese delle meraviglie, Miki ha fatto i salti mortali ma sulle valigie, per chiuderle bene. Mi sono assicurata non le aprissero, per farvi arrivare intatti i regali da sfoggiare sulle vostre belle spiagge italiane!!!

(https://consmiami.esteri.it/consolato_miami/it/la_comunicazione/dal_consolato/2021/08/aggiornamento-ingressi-in-italia_0.html);

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