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Il Mostro di Firenze è l’americano Zodiac? A distanza di 50 anni il mistero continua

La "confessione" di Joseph Bevilacqua (poi smentita), crea nuovi dubbi sull'identità dei killer. Abbiamo posto alcune domande a due esperte

di Angelo Barraco

Una delle lettere del killer Zodiac (foto commons.wikipedia.org)

Una notizia che stravolgerebbe radicalmente 50 anni di indagini, processi, condanne, assoluzioni e teorie macchinose che ancora oggi si rincorrono tra gli uffici delle procure e le redazioni giornalistiche. Ma è veramente così? Dietro Zodiac e il Mostro di Firenze ci potrebbe essere la stessa persona, Joseph Bevilacqua, l'ex direttore del cimitero militare USA di San Casciano? Abbiamo intervistato Marina Baldi, specialista in genetica medica-forense e Mary Petrillo, psicologa e criminologa

“Occhio ragazzi”, era il messaggio impresso nei  manifesti che, dagli anni settanta agli anni ottanta, riempivano i muri di Firenze e invitavano i giovani a non appartarsi in luoghi isolati perché c’era l’assassino delle coppiette. Il Comune aveva lanciato una vera e propria campagna anti-mostro, diffondendo depliant informativi nelle zone limitrofe, nei caselli autostradali e nelle case, affinché le famiglie conoscessero i pericoli a cui andavano incontro i loro figli.

Una scia di sangue che ha seminato morti e macchiato indelebilmente le splendide campagne della Toscana.  Sedici giovani che intrecciavano sguardi, corpi e carezze nel buio di notti senza luna, dentro una macchina che sarebbe dovuta essere una piccola alcova e che invece si è trasformata improvvisamente in una tomba.

Si è tornato a parlare della vicenda  a seguito di una serie di articoli dal contenuto clamoroso, pubblicati sulla rivista Tempi e su Il Giornale e firmati dal giornalista Francesco Amicone. Secondo quanto riportato dal giornalista, a seguito di una testimonianza del presunto killer che avrebbe raccolto, Zodiac e il Mostro di Firenze sarebbero la stessa persona.

Una notizia che stravolgerebbe radicalmente 50 anni di indagini, processi, condanne, assoluzioni e teorie macchinose che ancora oggi si rincorrono tra gli uffici delle procure e le redazioni giornalistiche. Ma è veramente così? Dietro Zodiac e il Mostro di Firenze c’è veramente la stessa persona?  Chi sarebbe il serial killer più ricercato d’Italia?

Si tratterebbe di Giuseppe Bevilacqua, originario del New Jersey, trasferitosi in Italia negli anni ’70, dal 1974 al 1989 è stato direttore del cimitero militare USA dei Falciani a San Casciano. La rivelazione clamorosa sarebbe avvenuta nel corso di una telefonata in cui Bevilacqua avrebbe confessato di essere l’esecutore materiale dei duplici omicidi avvenuti in Toscana tra il ’74 e l’ 85 attribuiti al Mostro e avrebbe confessato di essere pure Zodiac. (Bevilacqua poi avrebbe smentito ma il giornalista Francesco Amicone insiste di averla raccolta quella confessione)

Nadine Mauriot, uccisa insieme a Jean-Michael Kraveichvili agli Scopeti (foto commons.wikimedia.org)

Recentemente, la grafologa Sara Cordella ha periziato due lettere del Mostro di Firenze nel corso della trasmissione “Chi l’ha visto?”. La prima analisi è stata effettuata  sulla lettera anonima fatta recapitare nel 1985 al magistrato Silvia Della Monica, che conteneva un lembo di seno di Nadine Mauriot, vittima dell’omicidio degli Scopeti.

La seconda, invece, è una lettera anonima risalente al 1988 e fatta esaminare dalla polizia scientifica: il manoscritto contiene segni zodiacali, date e una scritta in inglese”Me 72 may”. Che significa? Un calendario dei delitti compiuti e/o da compiere forse? Secondo la grafologa, ci sarebbero delle similitudini tra le due lettere: c’è la stessa mano dietro?

Un passaggio importante è il ‘72,  il mese di maggio in inglese, ovvero la parte in cui non fu commesso nessun delitto. La busta sarebbe fatta allo stesso modo, con lo stesso simbolismo che utilizzava lo spietato killer americano per inviare messaggi. Ma è veramente lui? Ma come si è arrivati a tutto ciò?

Il giornalista avrebbe raccolto la testimonianza del presunto serial killer e, riscontrando i dati, sarebbe arrivato alla soluzione di quattro indovinelli di Zodiac che celano l’identità del killer. Si può mettere la parola fine al caso dopo 50 anni? Zodiac, ricordiamo, ha ucciso sei persone in California tra il 1966 e il 1974. Inviava lettere anonime con indovinelli, che non sono mai stati decriptati. Joe avrebbe confessato l’11 settembre del 2017.

Se gli elementi trovassero riscontro, la vicenda ribalterebbe totalmente la verità processuale che ha portato alle condanne di Lotti, Vanni e alla condanna morale di Pacciani. Elementi che farebbero emergere un’altra faccia della medaglia –  oggi sono al vaglio della Procura di Firenze –  ovvero che dietro agli otto duplici omicidi vi sarebbe stata una mano in grado di destreggiare le armi.

Il primo ad individuare in “Ulisse” l’autore dei delitti fu Mario Vanni, nel corso di una intercettazione nel carcere di Pisa. A Firenze hanno deciso di riaprire il caso, analizzando con le nuove tecniche investigative i reperti rimasti intatti come la tenda, la busta che conteneva il lembo del seno, un fazzoletto, le cartucce Winchester con la lettera H.

Noi abbiamo intervistato la Dottoressa Marina Baldi, biologa, specialista in genetica medica, genetista forense.

Con le nuove tecniche investigative verranno analizzati i reperti conservati come la tenda, la busta che conteneva il lembo di seno, un fazzoletto, le cartucce Winchester con la lettera H impressa nel fondello. Come sono cambiate le tecniche di analisi dei reperti rispetto agli in cui furono compiuti i delitti?

“Le tecniche di analisi odierne non esistevano all’epoca dei delitti e non si sapeva nemmeno della possibilità di utilizzare i profili del DNA in questi frangenti. In quei tempi si facevano analisi grossolane e poco precise, quindi direi che oggi siamo ad anni luce da allora”.

Come avviene l’analisi e lo studio di un reperto conservato da oltre un decennio?

“Le analisi del DNA hanno una procedura definita con linee guida molto ben definite. I reperti vengono esaminati prima visivamente in ambienti protetti dalla contaminazione, poi, se necessario, con luci forensi per evidenziare eventuali tracce latenti, successivamente vengono fatte campionature delle tracce biologiche e queste vengono avviate in laboratorio per l’analisi vera e propria di biologia molecolare”.

Può ancora dare delle risposte?

“Se i reperti sono ben conservati sono certa che si riuscirà ad ottenere dei profili di DNA, poi ovviamente l’utilizzo che se ne potrà fare è tutto da definire. Non è il primo caso che da risultati, pensiamo al delitto dell’Olgiata, risolto dopo qualche decennio proprio dal DNA alla strage di Via Caravaggio, degli anni settanta, che ha consentito estrapolazioni di ottimi profili genetici”.

Secondo lei, alla luce delle novità emerse, gli elementi di cui disponiamo potrebbero fornire spunti investigativi utili?

Identikit rilasciato dalla polizia del Killer Zodiac (foto commons.wikimedia.org)

“Questo è il punto dolente del discorso. Dobbiamo pensare all’epoca in cui si sono svolti i fatti. Non si conosceva il DNA e pertanto non sono state sicuramente utilizzate precauzioni per evitare la contaminazione, visto che non se ne conosceva la possibilità. Quindi non si può escludere che i reperti siano stati toccati da qualcuno degli inquirenti presenti al momento del sopralluogo. Il lavoro da fare, se si otterranno i profili, sarà quello di cercare di escludere i presenti, il cui elenco dovrebbe essere desumibile dai verbali, e poi cercare di comparare eventuali profili non attribuibili con chi si ritiene che fosse coinvolto. Capiamo così della difficoltà che questo lavoro comporti, visto che sono passati così tanti anni ed i protagonisti sono per la maggior parte deceduti o irrintracciabili, però questa attività deve essere portata a termine: non si può lasciare nulla di intentato per risolvere il caso del secolo, anche per cercare di dare giustizia alle povere vittime di questa efferata mano assassina”.

Qual è la sua personale opinione in merito alla vicenda del Mostro di Firenze?

“La mia opinione?Credo che questo sia uno dei più grandi misteri italiani nell’ambito della cronaca e temo che rimarrà tale…”

Il 6 giugno del 1994, Giuseppe Bevilacqua, detto Joe, viene chiamato a deporre durante il processo a carico di Pietro Pacciani. Joe, in quel periodo, dirigeva il cimitero di Anzio. Nel 1985, Bevilacqua abitava a circa 300/400 metri in linea d’aria dal luogo in cui vennero uccisi i francesci Jean-Michel Kraveichvili e Nadine Mauriot.

L’uomo dichiara di aver visto la ragazza il mercoledì della settimana precedente all’omicidio, accanto alla Golf Bianca e alla tenda  canadese, a circa 500 metri dalla piazzola ove avvenne il delitto. Qualche ora dopo, invece, ripassando, aveva visto la tenda chiusa ma non c’erano macchine o persone.

Come ha potuto ricordare così tanti dettagli, dopo tanti anni, essendo appena passato con la macchina? Uno o due giorni dopo, aveva notato che la tenda era stata collocata a 200/300 metri più avanti e non più dove si trovava precedentemente.

Durante il processo Pacciani, Joe riferisce al Giudice che “due, tre giorni prima dell’omicidio, io andavo a San Casciano, alla seconda curva ho visto la coppia francese. C’era la ragazza poggiata in un albero, in costume da bagno e prendeva il sole e il suo ragazzo stava poggiato in un sacco a pelo a terra”.

“Ricorda quanti giorni prima della domenica?”, chiede il Pubblico Ministero e Joe risponde “due-tre giorni”. Bevilacqua puntualizza inoltre che la zona in cui li ha visti la prima volta, non era la stessa in cui sono stati rinvenuti, ed era distante 600 metri. Riesce ad indicare perfettamente l’albero su cui poggiava la giovane vittima: ricorda l’orario, i capelli neri corti della ragazza, il costume da bagno con il bikini nero e precisa inoltre che macchina era parcheggiata dietro la tenda.

Joe stava percorrendo la strada in direzione Sant’Andrea, a nord e aggiunge “mi sono fermato perché sono rimasto sorpreso di aver visto uno con una divisa marrone tipo forestale o Anas. Io lavorando la da anni conoscevo quasi tutti ma questa persona non sapevo chi fosse. Mi sono fermato accanto alla strada in macchina, ho guardato questa persona che si trovava a circa 10 metri da me. Penso che questa persona si sia resa conto che lo stavo guardando, allora è sceso ed è andato via andando verso il bosco”. L’uomo è stato avvistato in Via Faltignano.

In aula viene mostrata una foto in cui è ben visibile una strada di campagna, costeggiata da alberi e un muretto in pietra sul lato sinistro. Nel corso della sua lunga deposizione, ha saputo descrivere quell’uomo in fuga, indicandone la posizione: “pensavo di conoscere tutti gli operai dell’Anas e della Forestale, perché noi lavoravamo molto insieme, invece questo l’ho fermato perché era una persona che non conoscevo”. Puntualizza inoltre che “era una persona più o meno robusta”, e lo individua in Pietro Pacciani per via del “naso, i capelli“.

Identikit del Mostro di Firenze eseguito dopo il delitto del 1981 (foto it.wikipedia.org)

Ma la sua dichiarazione in merito all’incontro avvenuto in Via Faltignano viene contestata: in un primo momento, infatti, come evidenzia l’Avvocato, quell’uomo in fuga viene descritto come “una persona che poteva avere sui 50 anni, corporatura robusta, con incipiente calvizie, capelli pettinati all’indietro, di colorito abbrozato sul rosso come di persona abituata a stare all’aria, indossava un paio di pantaloni e una camicia entrambi di color verde forestale. Quello che mi ha colpito di più è stato l’abbigliamento che ho ricollegato ad un forestale o un dipendente Anas. Questi, sentendosi osservato, ha fatto un repentino dietrofront sparendo subito dopo”.

L’Avvocato contesta che al teste venne mostrata la foto di Pietro Pacciani, Bevilacqua precisa che gli furono mostrate 3 o 4 foto e che “aveva una certa somiglianza con la persona della foto, la fronte e il naso mi ricordano qualcosa ma dato il tempo trascorso e la repentinità con il quale l’uomo si è girato non mi consente di essere più preciso”.

Come ha potuto riconoscere con certezza Pacciani in aula e non ricordare, invece, chi fosse nel momento in cui gli fu mostrata la foto? Come mai tale incongruenza?

Joe dichiara di aver visto per la prima volta Pacciani in aula e di essersi ricordato dell’uomo che aveva visto in quel momento, aggiunge inoltre di non averlo mai visto altrove. A questo proposito, però, gli Avvocati contestano questo passaggio e sottolineano che Joe aveva dichiarato che un parente gli aveva fatto vedere la fotografia di Pacciani sul giornale. Bevilacqua aggiunge inoltre che è andato da solo al comando dei Carabinieri, perché nessuno lo ha cercato.

Precisa che all’epoca del delitto dei francesi “avevo due cani, uno è campione di difesa e a un certo punto, quella sera, si misero a saltare perché volevano scavalcare la rete alta quasi due metri e mezzo. Forse i cani si resero conto che stava succedendo qualcosa e con le orecchie sentivano il francese che urlava. A quel punto decisi di mettere i cani a catena. Dopo, quando ho sentito la mattina sulla radio tutto il resoconto della faccenda, io volevo parlare con un poliziotto e spiegare più o meno che orario”.

Quindi, la mattina dopo il delitto avrebbe sentito in radio la notizia. Come può aver appreso tramite radio del delitto la mattina del 9 settembre, se i corpi dei ragazzi furono scoperti da Luca Santucci intorno alle 13.45?

Abbiamo intervistato la Dottoressa Mary Petrillo, psicologa e criminologa, docente in criminologia, coordinatrice del Crime Analysts Team,  consulente scientifica per la trasmissione “La Storia Oscura: storia del crimine e della criminologia” su Radio Cusano Campus.

Dalle recenti inchieste è emerso che il Mostro di Firenze e Zodiac potrebbero essere la stessa persona. Secondo lei è plausibile questa ipotesi?

“A mio avviso questa ipotesi non é plausibile in quanto, come ho già scritto quando é uscita la notizia di tale accostamento, sebbene il modus operandi é suscettibile di cambiamento e, in molti assassini seriali, di miglioramento delle loro tecniche di aggressione, la firma no, questa non cambia, in quanto é un qualcosa che va oltre la consapevolezza dell’offendered inoltre lo caratterizza; nei casi Mostro di Firenze e Zodiac in effetti firma, in primise anche modus operandi sono differenti e quindi sono due (o più nel caso del Mostro di Firenze ) assassini differenti”.

Chi era il Mostro di Firenze? Quali erano le sue caratteristiche comportamentali e come agiva?

“Se sapessi chi é (o é stato) il Mostro di Firenze avrei risolto un cold case che tormenta tutti da più di quarant’anni, ho come tutti una mia idea ben precisa, ho studiato per anni questo caso, ho scritto articoli e ho in cantiere da anni un libro nel quale riporto anche l’analisi e anagramma di un famoso libro, che tutti i “mostrofili” hanno letto, e da cui sono venute fuori cose interessanti;  a parte ciò, le caratteristiche comportamentali del cosiddetto mostro di Firenze portano a pensare di aver avuto a che fare con uno o più soggetti che avevano consapevolezza di quanto stavano facendo, che molto probabilmente agivano su comando per motivazioni varie (magari qualcuno che aveva “bisogno” di certi feticci, può aver fatto leva sul sadismo di altri), che conoscevano i luoghi e che avevano o la possibilità o capacità di avvicinarsi alle povere vittime.

La scelta del mostro ricadrà su coppie che si appartavano in cerca di intimità, per poi sorprenderle dapprima neutralizzando il soggetto maschile della coppia a colpi di arma da fuoco (la famosa Beretta cal.22) per poi agire in maniera più violenta sul soggetto femminile con un accanimento molto violento, quasi rabbioso sul corpo della donna, mutilandolo nelle parti più sessualmente rappresentative: seno e pube”.

Chi era invece Zodiac? Cosa lo contraddistingueva dal Mostro di Firenze e come agiva?

“Zodiac é stato un assassino seriale che colpiva le proprie vittime senza però avere una preferenza, agiva in territorio “pubblico” e  non come il Mostro di Firenze in luoghi per lo più di campagna ed appartati, inoltre, Zodiac dava segnali della sua “onnipotenza” sfidando, con lettere “enigmatiche”, le forze dell’ordine. Il mostro di Firenze, invece, direttamente spedì,  al sostituto procuratore Silvia della Monica, che già non era più titolare delle indagini, a quel tempo,  una lettera contenente un lembo di seno della vittima Nadine Mauriot, uccisa in tenda da campeggio,  nel 1985.

Per gli inquirenti dell’epoca, anche questa lettera, pare corredata di una videocassetta, però non era sicuro attribuirla direttamente al cosiddetto mostro. Altre strane lettere arrivarono, ancor prima, ai giudici che si occupavano delle indagini: alcune palesemente scritte da mitomani, altre con particolari e indizi meritevoli, a mio parere, di approfondimento e certamente non cariche di segni e simboli come quelle di Zodiac”.

Chi era Giuseppe Bevilacqua? Secondo lei ci sono elementi, dal punto di vista criminologico, che possono configurarlo nella vicenda?

“Bevilacqua lo conosciamo così come recentemente i giornali ce lo hanno presentato ed inoltre lo ricordiamo testimone, alquanto anomalo, durante il processo contro i cosiddetti compagni di merende. Anomalo in quanto dapprima riferisce di aver notato su una scena del crimine un uomo con determinate caratteristiche poi individua in quest’uomo Pacciani, sebbene la descrizione fisica era, inizialmente, diversa dalla figura di Pietro Pacciani.

Quest’uomo, Bevilacqua, ritorna alla ribalta perché pare abbia rilasciato una intervista in cui sembrerebbe aver riferito ad un giornalista di essere lui l’autore dei delitti del Mostro di Firenze e Zodiac, pare abbia riferito particolari interessanti. A mio avviso é giusto approfondire tutto ciò, in quanto nelle indagini su omicidi, nulla deve rimanere di intentato, ma credo che il tutto finirá nella solita bolla di sapone”.

Chi era secondo lei il Mostro di Firenze e chi Zodiac?

“Sicuramente due diversi offender: nel caso del Mostro di Firenze, gli autori dei delitti potrebbero essere due o più persone, in quanto ci sono dei particolari, a mio parere, sulle scene del crimine che portano a pensare questo. Anche se credo che questi delitti difficilmente verranno risolti, per varie ragioni, e quindi il Mostro di Firenze rimarrà un buon “caso scuola” da presentare agli studenti di criminologia.

Zodiac, invece, potrebbe essere un assassino seriale che colpiva col solo scopo di soddisfare la sua voglia di uccidere o addirittura potrebbe essere stato un soggetto che ha ucciso con doppio scopo: desiderio di sentirsi onnipotente e per essere ricordato e quindi anche volutamente ispiratore di libri e articoli”.

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